venerdì 16 dicembre 2011

Scuola...

"La scuola è luogo di formazione e di educazione mediante lo studio, l'acquisizione delle conoscenze e lo sviluppo della coscienza critica."
Questo è quello che la costituzione ci dice riguardo la scuola,ma secondo la mia esperienza la scuola è tutto tranne un luogo dove si cerca di far acquisire conoscenze e sviluppare la coscienza critica.
Inizio con il dire,che spesso lo studio è assolutamente nozionistico e che quindi ciò che viene studiato non è affatto assorbito ed elaborato dagli studenti;sembra che loro siano più preoccupati dai voti e dalla paura di subire rimproveri, da parte di genitori e professori.
Ma com'è possibile che ciò avvenga?
La mia idea è che vi sia una scarsa conoscenza dei ragazzi,del modo in cui loro apprendono e degli effetti che i comportamenti dei professori possono avere sui ragazzi,ma soprattutto vi è un'eccessiva pretesa nei loro confronti per quel che riguarda lo studio.
Non credo infatti che un ragazzino sotto i 13/14 anni possa comprendere l'importanza della storia,della geografia e di molte altre materie.
Il bambino non è in grado di comprendere i concetti e soprattutto non è in grado di emettere un giudizio morale che lo porterebbe a sviluppare la sua "coscienza critica",insomma pretendere da un bambino che comprenda davvero la condizione dei deportati ad Auschwitz o i motivi che spinsero le classi popolari a fare la rivoluzione in Francia nel 1769 è davvero troppo!
Loro si limiteranno a ricordare a memoria e ad interpretare il tutto secondo le proprio capacità,senza nemmeno darci troppa importanza.
Non a caso,nonostante Montesquieu sia studiato perfino alle elementari e ristudiato alle medie e alle superiori,ci sono tantissimi adulti che sostengono che uno stato possa essere democratico senza che in realtà vi sia una separazione dei poteri.
Per non parlare poi degli studi di storia della letteratura!!
Viviamo in una nazione in cui tutti hanno imparato a memoria una poesia di Leopardi o Foscolo e hanno studiato la Divina commedia,ma quasi la totalità delle persone hanno una mente chiusa, che riesce ad esprimersi solo attraverso luoghi comuni.
Inoltre in tutto il periodo da me passato a scuola ho sentito sempre solo una sola cosa che veniva presentata come obbiettivo,sia dai professori che dai ragazzi ossia il momento in cui avrebbero trovato lavoro,allora potrebbe essere che ormai la scuola in realtà abbia solo valore in quanto mezzo che ci porterà a trovare lavoro?
Se così fosse ,le cose quadrerebbero,non vi è infatti alcun obbiettivo se non quello di generare lavoratori che guadagneranno e spenderanno,adesso si capisce il motivo per cui,forse la "coscienza critica" non viene poi così coltivata;per spendere e guadagnare una coscienza critica non solo non è d'aiuto,ma forse è anche d'intralcio.
Per non parlare poi,come ho accennato prima, del valore della punizione e del rimprovero,viviamo infatti in una società dove il più piccolo e giovane è sottomesso al più grande e più vecchio,senza che in realtà vi sia un reale confronto, la forza coercitiva che ha nei confronti dei bambini il rapporto con un superiore fa si che essi cerchino di studiare il più possibile e soprattutto sviluppino un' idea del potere,che poi crescendo diverrà forse il principale e unico mezzo sociale,che loro avranno disposizione.
Il voto e il riconoscimento dell'autorità, acquistano un valore tale ai loro occhi che dal momento in cui loro entrano a scuola è verso di esso che loro vanno,venendosi a creare così,un'idea del potere associata alla posizione lavorativa e che le istituzioni ti assegnano.
   Generando un meccanismo che porta a competere già allora per l'approvazione di chi ha l'autorità e quindi          per acquisire potere.
Ovviamente chi ci rimette qui è il ragazzo "non scolarizzato" ovvero colui,che conservando una cultura popolare e provenendo da un'ambiente degradato nel senso comune del termine , viene a scontrarsi con la scuola e le regole sociali da essa imposte.
Ci troviamo dunque una scuola che si propone di formare la coscienza critica dell'individuo e di donargli conoscenze,ma che in realtà non fa altro che selezionare gli individui più adatti a sottomettersi alle istituzioni,alla società e al sistema economico di cui entreranno a pieno a farne parte quando usciti dalla scuola con un titolo di studio troveranno un lavoro,illusi che tutto ciò sia un loro personale traguardo.

martedì 13 dicembre 2011

Calcio da sport a spazzatura

Non si potrebbe dire nulla contro il calcio, se esso si limitasse ad essere uno sport, un gioco in cui due differenti squadre, composte da 11 giocatori si sfidano, mostrando come lo sforzo di un'atleta e le componenti psicologiche di un gruppo di persone, possono produrre qualcosa di divertente, da vedere e che in fondo ha anche una certa bellezza, ma oggi il calcio purtroppo è tutto tranne che questo; il calcio oggi è interessi economici, fanatismo e soprattutto, un mezzo per distrarre le persone da problemi importanti, incanalando forse le loro differenti frustrazioni.
Amo osservare le persone e quando mi è capitato di essere a contatto con un gruppo di persone che parlavano di calcio, ho sempre cercato di prestare molta attenzione al modo in cui parlavano di questo gioco è infatti,  interessantissimo cercare di analizzare e comprendere i motivi per cui il calcio riveste un ruolo centrale nella vita sociale degli uomini.
Non esiste infatti un argomento tale da riuscire a catturare l'attenzione di qualsiasi persona e di farla sentire subito tanto presa da quest'argomento da farla subito scattare dalla sedia per prepararsi ad esprimere la sua opinione sull'una o su l'altra squadra.
La prima cosa che si nota guardando, chiunque si accinga a discutere di calcio, è il modo in cui si tenda a prendere una parte piuttosto che un'altra; tale comportamento, suggerisce, secondo la mia idea, che il calcio serva in fondo come mezzo per costruirsi un ruolo sociale nel mondo delle relazioni, basti pensare a come i bambini al'età di 8/9 anni, imitando i propri padri e i membri adulti della loro famiglia, iniziano ad interessarsi al calcio e a lasciare perdere i giocattoli, ma soprattutto a discutere e a tifare una squadra, in particolare elogiandone la storia o la qualità dei giocatori che vi militano.
 è proprio a quell'età che i bambini iniziano ad affacciarsi al mondo e a ricercare l'approvazione della società (si noti che il calcio inizia ad avere un forte valore sociale) a questo punto i prossimi passi sono chiari e intuibili,infatti il calcio essendo un fenomeno sociale in grado di spingere individuo a cercare l'approvazione in società, diviene anche strumento attraverso cui le relazioni sociali tipiche della nostra società (cioè prive di una linea di demarcazione che fissi la libertà individuale) esercitano il loro potere su l'individuo,veicolando i suoi comportamenti,verso la rabbia e il desiderio di giustizia.

Sono tali infatti, i sentimenti di cui spesso i tifosi fanatici, ma nel loro piccolo tutti i tifosi si fanno portatori (ovviamente travisando la realtà e in maniera stupida) proprio perché, tali sentimenti sono tipici dei gruppi di individui dalla scarsa individualità  che non trovandolo in loro stessi cercano un senso di potere e controllo su se stessi e sul mondo attraverso il rapporto sociale.
È tale quindi, la genesi della violenza e del fanatismo dei tifosi.
Un ulteriore analisi, di tipo economico, ci porta a capire che il calcio è un qualcosa di immorale.

Se infatti, pensiamo alle condizioni delle masse, che sono ora risucchiate da una vita borghese che li opprime (inconsapevolmente) e ora in condizioni di disperazione, causate da una cattiva educazione e da difficili condizioni sociali o anche in maniera più facile alle condizioni dei paesi del terzo mondo sfruttati vigliaccamente dagli stati occidentali, possiamo notare come il calcio sia il giocattolo dei potenti che viene fatto vedere agli oppressi e ai deboli, per fargli sopportare una settimana di umiliazioni e di asservimento al potere dei loro superiori.

Spero che attraverso questo piccolo e dilettantesco articolo, abbia potuto modificare la vostra visione del calcio e magari avervi anche fornito qualche spunto per analizzare i rapporti sociali diversamente.

domenica 11 dicembre 2011

Libertà individuale nel 2011

La libertà spesso viene considerata solo dal punto di vista dei diritti concessi dalla legge,ma la libertà,quella che ci è veramente stata tolta nel 900 e nel 2000 è apparentemente non visibile,ma essa è in realtà la vera libertà che viene prima di tutte ossia quella di pensare.
L'influenza dei media e della pubblicità  svolge un ruolo fondamentale uniformando il pensiero delle masse e mettendole in condizione di non poter elaborare razionalmente la realtà, e facendoli rimanere schiacciati da una visione del mondo costruita per essere affascinante ai loro occhi e che soprattutto genera poi un meccanismo che diventa davvero opprimente per ogni individuo che si trova in una condizione di impopolarità.
In tale situazione l'individuo sviluppa sua convinzione che lui sia in  sbagliato e quindi si accoda agli altri uniformandosi a mode, idee e convenzioni sociali.
Ci tengo a precisare, che non mi riferisco ad adolescenti depressi o individui con problemi, ma alla condizione di moltissime persone, che impaurite dalla loro condizione si uniformano non avendo abbastanza coraggio.
Tali situazioni erano presenti in passato nella società ovviamente, ma in seguito all'avvento del consumismo, l'idea di un comportamento ideale e giusto perché conforme a dei modelli si è sempre più radicata e affermata, rendendo impossibile l'affermarsi di un pensiero differente e personale.
La soluzione per me risiede nel lavoro degli individui coscienti che devono lavorare ,affinché, la cultura di massa venga distrutta, penso infatti che il dovere di ogni individuo cosciente sia quello di aiutare chi cosciente e libero non è.
Come ho detto egli è cosciente di ciò che accade e di ciò che vede e se utilizzasse la propria conoscenza e libertà per scopi personali o  per crearsi una posizione dominante nella società finirebbe per ad andare contro a se stesso,infatti, chiunque ritenga di essere libero, non può non desiderare e lottare per la liberare anche gli altri, perché, così facendo farebbe proprio ciò che fa chi ha cercato di opprimerlo e quindi andrebbe contro se stesso diventando incoerente e contraddittorio perché negherebbe il suo stesso diritto di essere libero.
Per questo motivo ritengo che il mio compito sia quello di distruggere convinzioni radicate, ma non fondate su di un ragionamento e quello di affermare il diritto di ognuno a scegliere ciò che vuole essere senza alcuna costrizione o limitazione di età, sesso, razza e livello culturale.