giovedì 19 aprile 2012

La terza tappa.

Questa è l'ultima tappa.
Lascerò che i sentimenti provenienti dal mio cuore, vi siano trasmessi, a costo di svuotarmene del tutto.
Non c'è sentimento che vissuto intensamente non lasci in chi lo ha provato un senso di malessere, di turbamento, proprio come accade a colui che non curante dei rischi, si espone al freddo e  al gelo, rimanendo malato.
Vivere senza provare sentimenti, del resto, significa privare la propria anima del suo maggiore strumento espressivo.
Spero di poterne provare e provarne sempre di più forti;così che toccando la mia pelle sentirò di essere vivo.
Ma torniamo alla mia passeggiata:
Sono fuori dal duomo e sto per dirigermi a piazza Dante, dove potrò passare il tempo tra i libri e ascoltando musica.
Arrivo e subito dopo aver finito di sfogliare libri e averne acquistati un paio, mi fermo a scrivere sul mio diario:
"Sono stato a Port'Alba e ho comprato "Le confessioni" di S. Agostino.
Ho passato molto tempo a rovistare tra i libri, sulle bancarelle, è stato rilassante, mi sono sentito davvero bene.
Leggevo, pensavo e ascoltavo musica, e tutti intorno a me erano inutili; è stato bellissimo e non ho potuto fare a meno di commuovermi piangendo.
Io, finalmente parte del mondo!
So che potrebbe sembrare strano, ma nel nel totale isolamento, io potevo finalmente essere in contatto col mondo.
Si, in una condizione di isolamento; perché solo in una condizione di totale estraneità, dalle influenze esterne, un individuo può essere ciò che è nel mondo e comunicare con esso.
Il resto è solo un'illusione."
Non voglio incidere ancora sul racconto, esso in questo momento, è di sicuro, la più chiara fotografia di quel momento.
Dopo essere andato a piazza Dante, inizio a tornare alla stazione, chiedo indicazioni e continuo a riflettere.
Incontro mia sorella e prendiamo il treno.
Una passeggiata finisce, per fare spazio ad un'altra, lasciando però, che in futuro, la nostra mente ci permetta di ripercorrerla senza disagi.
Vi saluto, alla prossima passeggiata.

sabato 14 aprile 2012

Seconda tappa.

Ero rimasto alla stazione; luogo di passaggio, dove tutti aspettano di andarsene, e io faccio altrettanto.
Esco dalla stazione e trovo di fronte a me un fila di bancarelle, dove uomini di colore cercano di venderti di tutto.
La cosa che mi rimane impressa è senz'altro il loro modo di utilizzare vezzeggiativi di uso comune nel linguaggio di strada per richiamare i passanti; mi disperavo per loro, osservando come si sforzassero di risultare amichevoli e allo stesso tempo fossero giudicati da altezzose signore come "maleducati". Poveracci!
Proseguo e inizio subito a chiedere indicazioni; la mia destinazione era il duomo: dovevo fare 20 minuti di strada, ma non mi pesavano affatto, tanta è la gioia che provo nel passeggiare perdendomi nei miei pensieri, o osservando giovani donne.
Adoro farlo!!Adoro osservare i loro sguardi,  i loro visi e la quantità di espressioni che riescono ad avere.
Non fraintendetemi, non sono un guardone; il mio sguardo è più simile a quello di un appassionato d'arte che si meraviglia davanti a opere sempre diverse e di vario significato, cerco anche di non indugiare, mettendole in imbarazzo ovviamente, ma mi soffermo su di loro abbastanza per cogliere qualcosa che possa rivelarsi come l'espressione della loro anima: un sorriso, una smorfia, tutto vale pur che nasca spontaneamente dalla loro volontà; come si può considerare bello, un gesto stropicciato dall'artificiosità, o peggio ancora dalla violenza della coartazione?
Il gesto stesso smette di essere il volere della persona e diviene spento, vuoto, viene privato di quella fiamma che spinge a fare, ad agire in un modo o nell'altro, uno splendido essere nato dalla natura.
Vorrei passare la vita intera perdendomi in uno di quei sguardi e sarei sicuro di aver vissuto degnamente.
Arrivo vicino al duomo e un signore anziano, accompagnato da quella che doveva essere sua figlia, passeggia con delle monetine in mano, gliene cadono alcune e io mi chino a raccoglierle, lui mi sorride e ringrazia, in una maniera insolitamente cortese, per un uomo anziano, lo osservo dare le monetine a due invalide che chiedevano l'elemosina e noto il suo volto illuminarsi, qual migliore esempio di pietà?
Come diceva Rousseau:"La pietà è dolce, perché mettendoci al posto di colui che soffre ci fa sentire tuttavia il piacere di non soffrire come lui." essa è dunque piacevole, ed era tale il motivo del suo sorriso.
Vedere certe scene davanti ad una chiesa, per quanto abituali, fa sempre una certa impressione.
Entro nel duomo e come sempre, rimango impressionato dallo sfarzo, dalla magnificenza di quel luogo, ma soprattutto dall'aura di sacralità di quel luogo in grado di poter suscitare un senso di adorazione.
Rimango folgorato dalla forza con il quale la mia mente mi spinge a genuflettermi, nonostante non fosse mia intenzione farlo, poi mi alzo e come sempre osservo le pitture, la costruzione, ma più che fare osservazioni tecniche(che non sono in grado di fare) continuo a provare quel senso di inferiorità, di spaesamento, di fronte a quella sacralità, così ostentata.
Non c'è da meravigliarsi che l'atteggiamento nei confronti delle istituzioni religiose sia stato sempre ossequioso, se anche un cinico, agnostico e scettico come me, senta corrergli dei brividi lungo la schiena entrando in una chiesa!
Non che creda che la fede sia questione di atteggiamenti psicologici, anzi, ma è senz'altro vero che nella "fede" di molti, concorra il bisogno di essere soccorsi in terra da un'essere superiore e la chiesa e le sue autorità forniscano dei mezzi per appagare questo bisogno.
Esco dalla chiesa, mi guardo attorno e saluto il vecchietto e mi avvio verso la terza tappa, di cui vi parlerò prossimamente.