Mi trovo seduto su di una panchina, intorno a me non vedo molte persone:sono le 14:30 e il parco è vuoto.
Il vento mi passa fra i capelli e mi disturba facendo svolazzare le pagine del quadernetto che tengo fra le mani, ma al contempo correndomi lungo la pelle, mi fa sorridere e mi rilassa mentre tengo gli occhi chiusi cercando di concentrarmi e di pensare; la mia mente inizia a vagare fra i miei ricordi rievocando scene del passato recente: ero sul mio letto angosciato e prendevo pillole per dormire, mentre i miei occhi lacrimavano terrorizzati. Perché in quei giorni il pensiero della morte mi aveva terrorizzato e demoralizzato fino a quasi distruggermi? Perché fino a sedici anni invece, accettavo la morte, riuscivo a guardarla in faccia senza paura e sorriderle addirittura; ricordo di quel giorno in cui dopo aver ingerito un adeguato cocktail dissi a me stesso che ormai era finita, e io non piangevo, non soffrivo, dicevo a me stesso:"ormai è fatta, è fatta! Te ne stai andando Simone!" ero così calmo...
E ora, ultimamente che mi è successo? Ricordo in quei giorni l'angoscia e la paura per il fatto che i miei sogni, le mie idee potessero svanire nel nulla a causa della mia morte e quella paura, che diventava ossessione, tanto forte da non farmi dormire.
La verità è che in me è comparso il desiderio di vivere, forse il mio non era il coraggio o la mia razionalità a spingermi a non avere paura della morte era solo opportunismo: io vedevo che la vita non mi serviva, non mi piaceva e in fondo non avevo nulla da perdere.
è così facile andare in contro alla morte quando essa non è più un danno per noi.
Ma la morte è pur sempre la fine, la fine del nostro percorso nel mondo che conosciamo e in cui viviamo.
E quindi che fare, si deve morire o con dolore o da opportunisti?
Oppure la si può accettare e andare incontro ad essa senza paura senza timori?
La vita è fatta di attimi, in cui agiamo e di conseguenza di scelte riguardo le azioni.
La morte arriva, che lo si voglia o meno e allora perché non concentrarsi su come si agisce durante la vita, conferendo in tal modo significato alla propria esistenza e negando in fine la paura della morte proprio perché essa è ormai divenuta parte della vita?
La vita diverrebbe una tela e la morte proprio come la parte finale in un'opera cui autori siamo noi, diverrebbe la parte conclusiva e più importante..
Questo blog nasce dalla mia necessità di esprimermi e cercare attraverso un mezzo di comunicazione come internet di stimolare gli altri e me stesso a riflette riguardo tantissimi argomenti Non ho la pretesa di insegnare,ma quella di riflette e stimolare gli altri a farlo,generando un continuo cambiare delle proprie opinioni e convinzioni.
sabato 15 settembre 2012
martedì 4 settembre 2012
La fondamentalità della donna e della femminilità nella società.
In tutta la mia vita sono sempre rimasto impressionato dall'innata capacità degli esseri di sesso femminile di cogliere ciò che gli sta attorno con estrema facilità: alla donna basta uno sguardo che ogni cuore gli si apre, che ogni mente diventa penetrabile.
Purtroppo nella nostra società regna una discriminazione nei confronti del sesso femminile e più in generale verso la femminilità.
Guardando un telefilm obbrobrioso come Sex and city o ascoltando qualche giovane ragazza si capisce che la tendenza delle donne nella vita sessuale, per essere "moderne" è quella di imitare l'uomo medio, con la sua lussuria e la sua insensibilità.
La donna abbandona l'idea di famiglia e anche il suo approccio profondo alle relazioni, per diventare brutalmente edonista.
I canoni di bellezza poi sono determinati spesso dalla moda, o peggio ancora dai media, che spingono le donne in una situazione di soggezione nei confronti del proprio corpo oltre che ad uno schiacciante conformismo.
Le donne inoltre sono ormai serve della sessualità maschile divenendo all'occorrenza delle bambole inanimate, che sbattono gli occhi e ridono a comando, ma tutto ciò viene creato come sempre nei primi anni di vita, quando alle bambine viene insegnato a sorridere e sculettare per il maschio autoritario e ai bambini a sbraitare ed essere autoritari come i maschi adulti.
I comportamenti "femminili" e "maschili", al contrario di quanto si creda, (come evidenziato dall'antropologa Margaret Mead) sono influenzati dalla società nel periodo dell'infanzia e non sono per così dire derivanti dalla natura.
In conclusione, posso asserire, che il motto anni settanta "Nè puttane, nè madonne, solo donne" è più che mai lontano dal realizzarsi nella realtà.
Purtroppo nella nostra società regna una discriminazione nei confronti del sesso femminile e più in generale verso la femminilità.
Guardando un telefilm obbrobrioso come Sex and city o ascoltando qualche giovane ragazza si capisce che la tendenza delle donne nella vita sessuale, per essere "moderne" è quella di imitare l'uomo medio, con la sua lussuria e la sua insensibilità.
La donna abbandona l'idea di famiglia e anche il suo approccio profondo alle relazioni, per diventare brutalmente edonista.
I canoni di bellezza poi sono determinati spesso dalla moda, o peggio ancora dai media, che spingono le donne in una situazione di soggezione nei confronti del proprio corpo oltre che ad uno schiacciante conformismo.
Le donne inoltre sono ormai serve della sessualità maschile divenendo all'occorrenza delle bambole inanimate, che sbattono gli occhi e ridono a comando, ma tutto ciò viene creato come sempre nei primi anni di vita, quando alle bambine viene insegnato a sorridere e sculettare per il maschio autoritario e ai bambini a sbraitare ed essere autoritari come i maschi adulti.
I comportamenti "femminili" e "maschili", al contrario di quanto si creda, (come evidenziato dall'antropologa Margaret Mead) sono influenzati dalla società nel periodo dell'infanzia e non sono per così dire derivanti dalla natura.
In conclusione, posso asserire, che il motto anni settanta "Nè puttane, nè madonne, solo donne" è più che mai lontano dal realizzarsi nella realtà.
domenica 2 settembre 2012
Un percorso tormentato...
Fin da piccolo ho sognato un mondo diverso, guardando ciò che mi circondava con occhio attento e pronto a cogliere il bene e il male.
Amo questa mia caratteristica, ma come amo essa amo i miei simili, perché potenzialmente capaci della stesso atteggiamento:la grandezza di un individuo si scorge nelle sue particolarità, nelle sue idee, con le quali dipinge e illumina il mondo donando ad esso luce e colori.
Il mio rapporto con la società è stato un rapporto burrascoso, un rapporto in cui si sono sempre evidenziati il distacco tra la realtà effettiva(quella presente nella realtà) e la realtà da me sognata.
La disperazione di tale rapporto mi ha portato a desiderare la morte come unica soluzione per un individuo estraneo alla società, senza la reale possibilità di esprimersi e di realizzarsi in una società a lui avversa.
Ciò che mi ha salvato dal suicidio non è stata la cancellazione dei miei ideali, ma il convincimento che la vita sia come un teatro atto a dare spazio all'individuo che attraverso le sue azioni e al suo agire riesce a sprigionare forza vitale tale farne un degno elemento del mondo.
Per questo motivo le mie forze ora, sono volte a creare con le mie mani un mondo diverso e a fare del bene alla società, convinto di assolvere in tal modo al mio compito.
Amo questa mia caratteristica, ma come amo essa amo i miei simili, perché potenzialmente capaci della stesso atteggiamento:la grandezza di un individuo si scorge nelle sue particolarità, nelle sue idee, con le quali dipinge e illumina il mondo donando ad esso luce e colori.
Il mio rapporto con la società è stato un rapporto burrascoso, un rapporto in cui si sono sempre evidenziati il distacco tra la realtà effettiva(quella presente nella realtà) e la realtà da me sognata.
La disperazione di tale rapporto mi ha portato a desiderare la morte come unica soluzione per un individuo estraneo alla società, senza la reale possibilità di esprimersi e di realizzarsi in una società a lui avversa.
Ciò che mi ha salvato dal suicidio non è stata la cancellazione dei miei ideali, ma il convincimento che la vita sia come un teatro atto a dare spazio all'individuo che attraverso le sue azioni e al suo agire riesce a sprigionare forza vitale tale farne un degno elemento del mondo.
Per questo motivo le mie forze ora, sono volte a creare con le mie mani un mondo diverso e a fare del bene alla società, convinto di assolvere in tal modo al mio compito.
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