L'individuo ha per sua natura la necessità di soddisfare dei bisogni, i quali oltre ad essere materiali, sono prima di tutto relativi alla propria sfera psicologica ed emotiva.
Una persona, è effettivamente sola, infatti i suoi pensieri e il suo modo di percepire la realtà sono soggettivi e unici, oltre che in gran parte impenetrabili da parte degli altri.
L'individuo è di per se unico, con un forte potenziale da esprimere in solitudine.
Durante l'infanzia, l'individuo esce dal proprio mondo per rapportarsi con l'esterno, qui purtroppo l'individualità diviene scomoda, in quanto ci impedisce di sopportare lo sguardo dell'altro, che d'improvviso diviene importante, da qui vengono generati fenomeni di mimetismo sociale: l'etichetta e l'apparenza divengono lo strumento per sopportare lo sguardo altrui, che in tal modo può divenire meno doloroso;vengono quindi a crearsi due personalità in una sola persona, una è quella pubblica che potrebbe anche definirsi una vera e propria maschera, l'altra è quella interiore, che si nutre dell'opinione esterna e che spesso è causa in adolescenza e anche in età adulta di una morbosa vita amorosa in cui la ricerca di approvazione viene confusa con l'amore.
Il malessere viene a crearsi quando i bisogni individuali non vengono corrisposti dalla società(cosa che non avviene quasi mai completamente, se non attraverso un indebolimento della personalità interiore o una parziale fusione tra le due personalità), oppure quando per incapacità di venire meno alla propria onestà si prende coscienza della bieca sostanza della personalità pubblica e quindi si soffre per la propria incapacità di rendersi liberi.
Per superare il conflitto, bisogna rendersi conto della fallibilità della propria persona e creare confini tra le proprie e le altre libertà; attuare la massima:"la mia libertà finisce dove inizia la tua libertà" è un buon mezzo per rendere armoniche le relazioni rispettando i propri e gli altrui bisogni.
Questo blog nasce dalla mia necessità di esprimermi e cercare attraverso un mezzo di comunicazione come internet di stimolare gli altri e me stesso a riflette riguardo tantissimi argomenti Non ho la pretesa di insegnare,ma quella di riflette e stimolare gli altri a farlo,generando un continuo cambiare delle proprie opinioni e convinzioni.
domenica 7 ottobre 2012
lunedì 1 ottobre 2012
Un viaggio fra i miei pensieri...
Dentro di me c'è confusione, e non riesco a mettere fine ai miei pensieri negativi.
Sognavo molte cose, poi non so cos'è successo, non lo so; immaginarti vicino al mare mentre io ti stringevo e ti baciavo, mi inebriava. Ma ora? Ora cos'è rimasto delle mie fantasie, di ciò che provavo soltanto immaginandoti? Sono diventato una persona arida? Vorrei che un turbine di emozioni mi colpisse, che un colpo di genio mi permettesse di trasformare in arte qualsiasi cosa, proprio come prima; vorrei che questo disgusto, questo turbamento causatomi da un semplice scambio di baci, divenisse di colpo fonte di poesia e che come in un continuo stato innamoramento le mie labbra si aprissero e si chiudssero cercando di cogliere tutto ciò che si trova nell'aria.
Ritornare, in poche parole a com'ero prima.
Sognavo molte cose, poi non so cos'è successo, non lo so; immaginarti vicino al mare mentre io ti stringevo e ti baciavo, mi inebriava. Ma ora? Ora cos'è rimasto delle mie fantasie, di ciò che provavo soltanto immaginandoti? Sono diventato una persona arida? Vorrei che un turbine di emozioni mi colpisse, che un colpo di genio mi permettesse di trasformare in arte qualsiasi cosa, proprio come prima; vorrei che questo disgusto, questo turbamento causatomi da un semplice scambio di baci, divenisse di colpo fonte di poesia e che come in un continuo stato innamoramento le mie labbra si aprissero e si chiudssero cercando di cogliere tutto ciò che si trova nell'aria.
Ritornare, in poche parole a com'ero prima.
sabato 15 settembre 2012
Riflessioni al parco.
Mi trovo seduto su di una panchina, intorno a me non vedo molte persone:sono le 14:30 e il parco è vuoto.
Il vento mi passa fra i capelli e mi disturba facendo svolazzare le pagine del quadernetto che tengo fra le mani, ma al contempo correndomi lungo la pelle, mi fa sorridere e mi rilassa mentre tengo gli occhi chiusi cercando di concentrarmi e di pensare; la mia mente inizia a vagare fra i miei ricordi rievocando scene del passato recente: ero sul mio letto angosciato e prendevo pillole per dormire, mentre i miei occhi lacrimavano terrorizzati. Perché in quei giorni il pensiero della morte mi aveva terrorizzato e demoralizzato fino a quasi distruggermi? Perché fino a sedici anni invece, accettavo la morte, riuscivo a guardarla in faccia senza paura e sorriderle addirittura; ricordo di quel giorno in cui dopo aver ingerito un adeguato cocktail dissi a me stesso che ormai era finita, e io non piangevo, non soffrivo, dicevo a me stesso:"ormai è fatta, è fatta! Te ne stai andando Simone!" ero così calmo...
E ora, ultimamente che mi è successo? Ricordo in quei giorni l'angoscia e la paura per il fatto che i miei sogni, le mie idee potessero svanire nel nulla a causa della mia morte e quella paura, che diventava ossessione, tanto forte da non farmi dormire.
La verità è che in me è comparso il desiderio di vivere, forse il mio non era il coraggio o la mia razionalità a spingermi a non avere paura della morte era solo opportunismo: io vedevo che la vita non mi serviva, non mi piaceva e in fondo non avevo nulla da perdere.
è così facile andare in contro alla morte quando essa non è più un danno per noi.
Ma la morte è pur sempre la fine, la fine del nostro percorso nel mondo che conosciamo e in cui viviamo.
E quindi che fare, si deve morire o con dolore o da opportunisti?
Oppure la si può accettare e andare incontro ad essa senza paura senza timori?
La vita è fatta di attimi, in cui agiamo e di conseguenza di scelte riguardo le azioni.
La morte arriva, che lo si voglia o meno e allora perché non concentrarsi su come si agisce durante la vita, conferendo in tal modo significato alla propria esistenza e negando in fine la paura della morte proprio perché essa è ormai divenuta parte della vita?
La vita diverrebbe una tela e la morte proprio come la parte finale in un'opera cui autori siamo noi, diverrebbe la parte conclusiva e più importante..
Il vento mi passa fra i capelli e mi disturba facendo svolazzare le pagine del quadernetto che tengo fra le mani, ma al contempo correndomi lungo la pelle, mi fa sorridere e mi rilassa mentre tengo gli occhi chiusi cercando di concentrarmi e di pensare; la mia mente inizia a vagare fra i miei ricordi rievocando scene del passato recente: ero sul mio letto angosciato e prendevo pillole per dormire, mentre i miei occhi lacrimavano terrorizzati. Perché in quei giorni il pensiero della morte mi aveva terrorizzato e demoralizzato fino a quasi distruggermi? Perché fino a sedici anni invece, accettavo la morte, riuscivo a guardarla in faccia senza paura e sorriderle addirittura; ricordo di quel giorno in cui dopo aver ingerito un adeguato cocktail dissi a me stesso che ormai era finita, e io non piangevo, non soffrivo, dicevo a me stesso:"ormai è fatta, è fatta! Te ne stai andando Simone!" ero così calmo...
E ora, ultimamente che mi è successo? Ricordo in quei giorni l'angoscia e la paura per il fatto che i miei sogni, le mie idee potessero svanire nel nulla a causa della mia morte e quella paura, che diventava ossessione, tanto forte da non farmi dormire.
La verità è che in me è comparso il desiderio di vivere, forse il mio non era il coraggio o la mia razionalità a spingermi a non avere paura della morte era solo opportunismo: io vedevo che la vita non mi serviva, non mi piaceva e in fondo non avevo nulla da perdere.
è così facile andare in contro alla morte quando essa non è più un danno per noi.
Ma la morte è pur sempre la fine, la fine del nostro percorso nel mondo che conosciamo e in cui viviamo.
E quindi che fare, si deve morire o con dolore o da opportunisti?
Oppure la si può accettare e andare incontro ad essa senza paura senza timori?
La vita è fatta di attimi, in cui agiamo e di conseguenza di scelte riguardo le azioni.
La morte arriva, che lo si voglia o meno e allora perché non concentrarsi su come si agisce durante la vita, conferendo in tal modo significato alla propria esistenza e negando in fine la paura della morte proprio perché essa è ormai divenuta parte della vita?
La vita diverrebbe una tela e la morte proprio come la parte finale in un'opera cui autori siamo noi, diverrebbe la parte conclusiva e più importante..
martedì 4 settembre 2012
La fondamentalità della donna e della femminilità nella società.
In tutta la mia vita sono sempre rimasto impressionato dall'innata capacità degli esseri di sesso femminile di cogliere ciò che gli sta attorno con estrema facilità: alla donna basta uno sguardo che ogni cuore gli si apre, che ogni mente diventa penetrabile.
Purtroppo nella nostra società regna una discriminazione nei confronti del sesso femminile e più in generale verso la femminilità.
Guardando un telefilm obbrobrioso come Sex and city o ascoltando qualche giovane ragazza si capisce che la tendenza delle donne nella vita sessuale, per essere "moderne" è quella di imitare l'uomo medio, con la sua lussuria e la sua insensibilità.
La donna abbandona l'idea di famiglia e anche il suo approccio profondo alle relazioni, per diventare brutalmente edonista.
I canoni di bellezza poi sono determinati spesso dalla moda, o peggio ancora dai media, che spingono le donne in una situazione di soggezione nei confronti del proprio corpo oltre che ad uno schiacciante conformismo.
Le donne inoltre sono ormai serve della sessualità maschile divenendo all'occorrenza delle bambole inanimate, che sbattono gli occhi e ridono a comando, ma tutto ciò viene creato come sempre nei primi anni di vita, quando alle bambine viene insegnato a sorridere e sculettare per il maschio autoritario e ai bambini a sbraitare ed essere autoritari come i maschi adulti.
I comportamenti "femminili" e "maschili", al contrario di quanto si creda, (come evidenziato dall'antropologa Margaret Mead) sono influenzati dalla società nel periodo dell'infanzia e non sono per così dire derivanti dalla natura.
In conclusione, posso asserire, che il motto anni settanta "Nè puttane, nè madonne, solo donne" è più che mai lontano dal realizzarsi nella realtà.
Purtroppo nella nostra società regna una discriminazione nei confronti del sesso femminile e più in generale verso la femminilità.
Guardando un telefilm obbrobrioso come Sex and city o ascoltando qualche giovane ragazza si capisce che la tendenza delle donne nella vita sessuale, per essere "moderne" è quella di imitare l'uomo medio, con la sua lussuria e la sua insensibilità.
La donna abbandona l'idea di famiglia e anche il suo approccio profondo alle relazioni, per diventare brutalmente edonista.
I canoni di bellezza poi sono determinati spesso dalla moda, o peggio ancora dai media, che spingono le donne in una situazione di soggezione nei confronti del proprio corpo oltre che ad uno schiacciante conformismo.
Le donne inoltre sono ormai serve della sessualità maschile divenendo all'occorrenza delle bambole inanimate, che sbattono gli occhi e ridono a comando, ma tutto ciò viene creato come sempre nei primi anni di vita, quando alle bambine viene insegnato a sorridere e sculettare per il maschio autoritario e ai bambini a sbraitare ed essere autoritari come i maschi adulti.
I comportamenti "femminili" e "maschili", al contrario di quanto si creda, (come evidenziato dall'antropologa Margaret Mead) sono influenzati dalla società nel periodo dell'infanzia e non sono per così dire derivanti dalla natura.
In conclusione, posso asserire, che il motto anni settanta "Nè puttane, nè madonne, solo donne" è più che mai lontano dal realizzarsi nella realtà.
domenica 2 settembre 2012
Un percorso tormentato...
Fin da piccolo ho sognato un mondo diverso, guardando ciò che mi circondava con occhio attento e pronto a cogliere il bene e il male.
Amo questa mia caratteristica, ma come amo essa amo i miei simili, perché potenzialmente capaci della stesso atteggiamento:la grandezza di un individuo si scorge nelle sue particolarità, nelle sue idee, con le quali dipinge e illumina il mondo donando ad esso luce e colori.
Il mio rapporto con la società è stato un rapporto burrascoso, un rapporto in cui si sono sempre evidenziati il distacco tra la realtà effettiva(quella presente nella realtà) e la realtà da me sognata.
La disperazione di tale rapporto mi ha portato a desiderare la morte come unica soluzione per un individuo estraneo alla società, senza la reale possibilità di esprimersi e di realizzarsi in una società a lui avversa.
Ciò che mi ha salvato dal suicidio non è stata la cancellazione dei miei ideali, ma il convincimento che la vita sia come un teatro atto a dare spazio all'individuo che attraverso le sue azioni e al suo agire riesce a sprigionare forza vitale tale farne un degno elemento del mondo.
Per questo motivo le mie forze ora, sono volte a creare con le mie mani un mondo diverso e a fare del bene alla società, convinto di assolvere in tal modo al mio compito.
Amo questa mia caratteristica, ma come amo essa amo i miei simili, perché potenzialmente capaci della stesso atteggiamento:la grandezza di un individuo si scorge nelle sue particolarità, nelle sue idee, con le quali dipinge e illumina il mondo donando ad esso luce e colori.
Il mio rapporto con la società è stato un rapporto burrascoso, un rapporto in cui si sono sempre evidenziati il distacco tra la realtà effettiva(quella presente nella realtà) e la realtà da me sognata.
La disperazione di tale rapporto mi ha portato a desiderare la morte come unica soluzione per un individuo estraneo alla società, senza la reale possibilità di esprimersi e di realizzarsi in una società a lui avversa.
Ciò che mi ha salvato dal suicidio non è stata la cancellazione dei miei ideali, ma il convincimento che la vita sia come un teatro atto a dare spazio all'individuo che attraverso le sue azioni e al suo agire riesce a sprigionare forza vitale tale farne un degno elemento del mondo.
Per questo motivo le mie forze ora, sono volte a creare con le mie mani un mondo diverso e a fare del bene alla società, convinto di assolvere in tal modo al mio compito.
giovedì 30 agosto 2012
Chissà se mi hai pensato...
In tutto questo tempo di silenzi, ho passato il mio tempo ad immaginarci assieme;a sognare di noi due, dei nostri baci, delle nostre chiacchierate.
So' che tu non hai fatto altrettanto, ma ti perdono, non posso pretendere amore da te, e forse non sono stato nemmeno in grado di garantirmelo, ma vorrei dirti, vorrei che tu sapessi, che quando sono stato immobile e incapace, la causa era da ricercare nell'effetto che provocavi in me, tu mi lasciavi sconvolto, stravolto e tutto ciò che riuscivo a fare davanti a te era tentennare, restare immobile; ti consideravo così bella, così preziosa da avere paura di farti del male, di irritarti con una delle mie scempiaggini.
Vorrei starti accanto per una notte, parlare con te, abbracciarti, ascoltare le tue parole, la tua poesia, i tuoi sogni e fare l'amore con te, ma so che non è possibile, tu vai verso altri posti.
Per me resterai sempre speciale e io non smetterò mai di amarti.
So' che tu non hai fatto altrettanto, ma ti perdono, non posso pretendere amore da te, e forse non sono stato nemmeno in grado di garantirmelo, ma vorrei dirti, vorrei che tu sapessi, che quando sono stato immobile e incapace, la causa era da ricercare nell'effetto che provocavi in me, tu mi lasciavi sconvolto, stravolto e tutto ciò che riuscivo a fare davanti a te era tentennare, restare immobile; ti consideravo così bella, così preziosa da avere paura di farti del male, di irritarti con una delle mie scempiaggini.
Vorrei starti accanto per una notte, parlare con te, abbracciarti, ascoltare le tue parole, la tua poesia, i tuoi sogni e fare l'amore con te, ma so che non è possibile, tu vai verso altri posti.
Per me resterai sempre speciale e io non smetterò mai di amarti.
sabato 23 giugno 2012
L'amore e la sua età.
Adoro pensare a due giovani innamorati: il loro cinguettare mi riempie il cuore, la dolcezza dei loro commenti, delle loro promesse è il segno della loro capacità di abbandonarsi ai propri sentimenti;loro sono rapiti, sono vittime e le loro vite sono ora esaltate, ora portate a tendersi fino a quasi spezzarsi dalla violenza della loro passione, come le vite di Romeo e Giulietta.
L'amore rende malati, ciechi, perché per esso noi concediamo fette di noi stessi, per questo esso è capace di crescere nei cuori dei giovani, perché essi sono ancora troppo insicuri, la loro persona è ancora abbastanza debole, da permettere ad un altro essere di turbarne l'equilibrio.
Io ormai sono incapace di amare davvero, con passione; non darei mai la mia vita per amore e se lo facessi sarebbe solo perché sarei cosciente della bellezza e dell'eternità di un sentimento, del valore che una tale morte darebbe alla mia esistenza.
La mia capacità di amare scompare dietro la mia sicurezza; la mia forza è ormai troppo grande per permettermi di desiderare di annullarmi in un altro essere umano.
Eppure il mio cuore sarebbe così predisposto ad accogliere altri, se non fosse che ormai mi rendo conto di quanto questa sarebbe una pazzia, di quanto l'unione stessa sia un'utopia, un desiderio che muore quando l'individuo si avvicina allo stato di maggiore salute, ossia, quello in cui basta a se stesso, ed è cosciente della propria posizione nel mondo così come di quella degli altri e agisce nel modo più corretto e saggio possibile.
L'unico tipo di relazione che potrei vivere ora, è una relazione matura, razionale, priva di sentimentalismi esasperati, ma fatta di una cortese e dolce convivenza, in cui ognuno si prende cura dell'altro in maniera gentile e premurosa.
L'amore rende malati, ciechi, perché per esso noi concediamo fette di noi stessi, per questo esso è capace di crescere nei cuori dei giovani, perché essi sono ancora troppo insicuri, la loro persona è ancora abbastanza debole, da permettere ad un altro essere di turbarne l'equilibrio.
Io ormai sono incapace di amare davvero, con passione; non darei mai la mia vita per amore e se lo facessi sarebbe solo perché sarei cosciente della bellezza e dell'eternità di un sentimento, del valore che una tale morte darebbe alla mia esistenza.
La mia capacità di amare scompare dietro la mia sicurezza; la mia forza è ormai troppo grande per permettermi di desiderare di annullarmi in un altro essere umano.
Eppure il mio cuore sarebbe così predisposto ad accogliere altri, se non fosse che ormai mi rendo conto di quanto questa sarebbe una pazzia, di quanto l'unione stessa sia un'utopia, un desiderio che muore quando l'individuo si avvicina allo stato di maggiore salute, ossia, quello in cui basta a se stesso, ed è cosciente della propria posizione nel mondo così come di quella degli altri e agisce nel modo più corretto e saggio possibile.
L'unico tipo di relazione che potrei vivere ora, è una relazione matura, razionale, priva di sentimentalismi esasperati, ma fatta di una cortese e dolce convivenza, in cui ognuno si prende cura dell'altro in maniera gentile e premurosa.
giovedì 14 giugno 2012
Quanta insensibilità verso chi ha problemi...
Ogni giorno mi rendo sempre più conto, di quanto ci siano persone insensibili nei confronti dei problemi altrui: sembra quasi che ogni situazione debba essere per forza analizzata razionalmente, ignorando il fatto che a volte ci sono mostri interiori, che intaccano il pensiero razionale.
Come si può chiedere ad un depresso di non deprimersi perché ci sono persone che stanno peggio di lui?
Lui non comprenderà quanto gli viene detto.
Lui è preda del suo mostro interiore che lo trascina verso il basso in una spirale negativa in cui non vede altro che il vuoto.
Il pensare razionalmente per lui non esiste; quella è roba per persone libere, lui non lo è, lui è schiavo, non della società o del parere altrui, ma di se stesso, della parte di se stesso più malata, più sporca, che lo tiene bloccato impedendogli l'azione e il pensiero positivo.
Il mondo per lui non è qualcosa da esplorare, ma qualcosa di cui aver paura, un luogo infernale e pericoloso.
Se c'è un modo per dimostrare la propria grandezza, la propria forza è proprio quello di dimostrarsi intelligente e comprensivo verso chi forte e grande non è.
Ecco perché mi scaglio contro chi osa contrapporre la fredda razionalità, all'irrazionalità del malato, che preda di se stesso si dispera e soffre.
Come si può chiedere ad un depresso di non deprimersi perché ci sono persone che stanno peggio di lui?
Lui non comprenderà quanto gli viene detto.
Lui è preda del suo mostro interiore che lo trascina verso il basso in una spirale negativa in cui non vede altro che il vuoto.
Il pensare razionalmente per lui non esiste; quella è roba per persone libere, lui non lo è, lui è schiavo, non della società o del parere altrui, ma di se stesso, della parte di se stesso più malata, più sporca, che lo tiene bloccato impedendogli l'azione e il pensiero positivo.
Il mondo per lui non è qualcosa da esplorare, ma qualcosa di cui aver paura, un luogo infernale e pericoloso.
Se c'è un modo per dimostrare la propria grandezza, la propria forza è proprio quello di dimostrarsi intelligente e comprensivo verso chi forte e grande non è.
Ecco perché mi scaglio contro chi osa contrapporre la fredda razionalità, all'irrazionalità del malato, che preda di se stesso si dispera e soffre.
giovedì 24 maggio 2012
L'articolo vuoto.
Non so cosa scrivere, di chi scrivere.
Quando tutto viene a mancare e non resta niente a cui appigliarsi diventa impossibile essere produttivi; un uomo ha bisogno sicurezze a cui appoggiarsi, per dispiegare le proprie ali e mostrarsi nell'intento di esprimersi, di produrre qualcosa.
Mi rimane poco, poche certezze, poche sicurezze e quindi non posso essere produttivo, a meno che non mi appigli al mio stesso dolore, alla mia disperazione, al mio vuoto...sono le uniche cose che sono certo di possedere.
Spesso mi chiedo come sarebbero andate le cose se avessi agito diversamente, se avessi osato e mostrato maggiore coraggio;facendolo non faccio altro che sprecare il mio tempo, lo so, e mi odio per questo.
Ora non sono altro che una persona vuota e smarrita, piena di angoscia e dolore.
Sono lontani i tempi in cui potevo guardarmi allo specchio e ammirare un giovane introverso, estroso, romantico e soprattutto pieno di speranze.
Mi sto dissolvendo, piano piano, sempre più velocemente;ogni mio pensiero ne è la dimostrazione.
Quando tutto viene a mancare e non resta niente a cui appigliarsi diventa impossibile essere produttivi; un uomo ha bisogno sicurezze a cui appoggiarsi, per dispiegare le proprie ali e mostrarsi nell'intento di esprimersi, di produrre qualcosa.
Mi rimane poco, poche certezze, poche sicurezze e quindi non posso essere produttivo, a meno che non mi appigli al mio stesso dolore, alla mia disperazione, al mio vuoto...sono le uniche cose che sono certo di possedere.
Spesso mi chiedo come sarebbero andate le cose se avessi agito diversamente, se avessi osato e mostrato maggiore coraggio;facendolo non faccio altro che sprecare il mio tempo, lo so, e mi odio per questo.
Ora non sono altro che una persona vuota e smarrita, piena di angoscia e dolore.
Sono lontani i tempi in cui potevo guardarmi allo specchio e ammirare un giovane introverso, estroso, romantico e soprattutto pieno di speranze.
Mi sto dissolvendo, piano piano, sempre più velocemente;ogni mio pensiero ne è la dimostrazione.
mercoledì 9 maggio 2012
L'inutilità della lotta terroristica.
In questi giorni si è assistito ad attentati di stampo terroristico, e io ho trovato tutto ciò spaventoso oltre che pericoloso per la società.
Una società, dal mio punto di vista, deve muoversi verso una direzione che porti gli individui da essa composta ad avere maggiori libertà e diritti, di ogni tipo.
L'esaltazione dell'umanità dovrebbe essere l'obbiettivo verso cui muoversi.
Nell'attuale situazione ciò non avviene, abbiamo infatti un sistema capitalista, che opprime gli individui creando mode e un vivere borghese, che strozza le persone senza che nemmeno se ne accorgano.
Qual è allora la soluzione?
Io credo che una rivoluzione e il terrorismo, possano portare solo ad un ulteriore confusione, caos e forse addirittura, (vista la potenza dei mezzi di comunicazione) un rinforzamento dell'attuale situazione.
Le masse non soffrono la fame, e questo non le porterà mai a rivoltarsi: il borghese italiano non soffre la fame ed è comunque persuaso, dal meccanismo "produci, consuma, crepa" al punto tale da non voler rinunciare al sistema e ai falsi obbiettivi da esso creati.
Le masse si rivolteranno solo se gli verranno a mancare gli Iphone.
Inoltre sono contrario alle proteste che vengono rivolte contro le tasse, sono solo il segno di una comunità di individui pervasi da un individualismo sciocco.
Un bravo cittadino, dovrebbe essere orgoglioso e felice di pagare le tasse e di contribuire così al benessere della comunità a cui appartiene; l'individualista sciocco invece, pensa ancora che tutto si risolva con la frase:"Francia o Spagna, purché se magna".
Per chi è come me non resta altro che sperare nella costruttiva e intelligente azione individuale, volta a liberare individui dalle catene della società, quanto meno da un punto di vista intellettuale, attraverso un lavoro che li renda più esseri umani e meno impiegati, operai ecc...
Una società, dal mio punto di vista, deve muoversi verso una direzione che porti gli individui da essa composta ad avere maggiori libertà e diritti, di ogni tipo.
L'esaltazione dell'umanità dovrebbe essere l'obbiettivo verso cui muoversi.
Nell'attuale situazione ciò non avviene, abbiamo infatti un sistema capitalista, che opprime gli individui creando mode e un vivere borghese, che strozza le persone senza che nemmeno se ne accorgano.
Qual è allora la soluzione?
Io credo che una rivoluzione e il terrorismo, possano portare solo ad un ulteriore confusione, caos e forse addirittura, (vista la potenza dei mezzi di comunicazione) un rinforzamento dell'attuale situazione.
Le masse non soffrono la fame, e questo non le porterà mai a rivoltarsi: il borghese italiano non soffre la fame ed è comunque persuaso, dal meccanismo "produci, consuma, crepa" al punto tale da non voler rinunciare al sistema e ai falsi obbiettivi da esso creati.
Le masse si rivolteranno solo se gli verranno a mancare gli Iphone.
Inoltre sono contrario alle proteste che vengono rivolte contro le tasse, sono solo il segno di una comunità di individui pervasi da un individualismo sciocco.
Un bravo cittadino, dovrebbe essere orgoglioso e felice di pagare le tasse e di contribuire così al benessere della comunità a cui appartiene; l'individualista sciocco invece, pensa ancora che tutto si risolva con la frase:"Francia o Spagna, purché se magna".
Per chi è come me non resta altro che sperare nella costruttiva e intelligente azione individuale, volta a liberare individui dalle catene della società, quanto meno da un punto di vista intellettuale, attraverso un lavoro che li renda più esseri umani e meno impiegati, operai ecc...
lunedì 7 maggio 2012
L'articolo senza forza.
Questo è un articolo scritto senza forza, senza rabbia.
Sono qui a scrivere di getto, senza il desiderio di analizzare o creare qualcosa che mi renda orgoglioso.
Il mio blog ha assunto finora, lo scopo di lasciarmi esprimere e argomentare, riguardo argomenti di interesse comune attraverso cui, avrei potuto anche spingere persone a cambiare il proprio modo di pensare, ma quello che farò oggi sarà diverso: lascerò perdere ogni tentativo di comunicare ad altri il mio pensiero e farò sì, che su questa pagina rimanga impresso solo il mio attuale stato emotivo e i miei pensieri senza alcun secondo fine.
Passo le mie giornate a guardarmi intorno, senza in realtà cogliere la vera sostanza di ciò che mi accade e di ciò che sto vivendo.
Sento il distacco da tutti e da tutto, ampliarsi sempre di più, al punto che anche quando qualcosa accade non riesco più a reagire, adirarmi o indignarmi, tutto accade e niente mi smuove, perché appunto sono ormai distante.
Vedo il futuro come qualcosa di confuso, in cui non riesco più a riporre speranze o desideri; sento l'angoscia e la paura di una catastrofe, attanagliarmi e costringermi a chiudermi in un angolo.
Non colgo più alcun che di simpatico o bello nel mondo, vedo le persone camminare e noto solo tanti soldatini di plastica e non più opere d'arte sfregiate e logorate da una cattiva cura.
Non so cosa devo fare, ma di sicuro non si tratta di un periodo poco significativo.
Sono qui a scrivere di getto, senza il desiderio di analizzare o creare qualcosa che mi renda orgoglioso.
Il mio blog ha assunto finora, lo scopo di lasciarmi esprimere e argomentare, riguardo argomenti di interesse comune attraverso cui, avrei potuto anche spingere persone a cambiare il proprio modo di pensare, ma quello che farò oggi sarà diverso: lascerò perdere ogni tentativo di comunicare ad altri il mio pensiero e farò sì, che su questa pagina rimanga impresso solo il mio attuale stato emotivo e i miei pensieri senza alcun secondo fine.
Passo le mie giornate a guardarmi intorno, senza in realtà cogliere la vera sostanza di ciò che mi accade e di ciò che sto vivendo.
Sento il distacco da tutti e da tutto, ampliarsi sempre di più, al punto che anche quando qualcosa accade non riesco più a reagire, adirarmi o indignarmi, tutto accade e niente mi smuove, perché appunto sono ormai distante.
Vedo il futuro come qualcosa di confuso, in cui non riesco più a riporre speranze o desideri; sento l'angoscia e la paura di una catastrofe, attanagliarmi e costringermi a chiudermi in un angolo.
Non colgo più alcun che di simpatico o bello nel mondo, vedo le persone camminare e noto solo tanti soldatini di plastica e non più opere d'arte sfregiate e logorate da una cattiva cura.
Non so cosa devo fare, ma di sicuro non si tratta di un periodo poco significativo.
giovedì 19 aprile 2012
La terza tappa.
Questa è l'ultima tappa.
Lascerò che i sentimenti provenienti dal mio cuore, vi siano trasmessi, a costo di svuotarmene del tutto.
Non c'è sentimento che vissuto intensamente non lasci in chi lo ha provato un senso di malessere, di turbamento, proprio come accade a colui che non curante dei rischi, si espone al freddo e al gelo, rimanendo malato.
Vivere senza provare sentimenti, del resto, significa privare la propria anima del suo maggiore strumento espressivo.
Spero di poterne provare e provarne sempre di più forti;così che toccando la mia pelle sentirò di essere vivo.
Ma torniamo alla mia passeggiata:
Sono fuori dal duomo e sto per dirigermi a piazza Dante, dove potrò passare il tempo tra i libri e ascoltando musica.
Arrivo e subito dopo aver finito di sfogliare libri e averne acquistati un paio, mi fermo a scrivere sul mio diario:
"Sono stato a Port'Alba e ho comprato "Le confessioni" di S. Agostino.
Ho passato molto tempo a rovistare tra i libri, sulle bancarelle, è stato rilassante, mi sono sentito davvero bene.
Leggevo, pensavo e ascoltavo musica, e tutti intorno a me erano inutili; è stato bellissimo e non ho potuto fare a meno di commuovermi piangendo.
Io, finalmente parte del mondo!
So che potrebbe sembrare strano, ma nel nel totale isolamento, io potevo finalmente essere in contatto col mondo.
Si, in una condizione di isolamento; perché solo in una condizione di totale estraneità, dalle influenze esterne, un individuo può essere ciò che è nel mondo e comunicare con esso.
Il resto è solo un'illusione."
Non voglio incidere ancora sul racconto, esso in questo momento, è di sicuro, la più chiara fotografia di quel momento.
Dopo essere andato a piazza Dante, inizio a tornare alla stazione, chiedo indicazioni e continuo a riflettere.
Incontro mia sorella e prendiamo il treno.
Una passeggiata finisce, per fare spazio ad un'altra, lasciando però, che in futuro, la nostra mente ci permetta di ripercorrerla senza disagi.
Vi saluto, alla prossima passeggiata.
Lascerò che i sentimenti provenienti dal mio cuore, vi siano trasmessi, a costo di svuotarmene del tutto.
Non c'è sentimento che vissuto intensamente non lasci in chi lo ha provato un senso di malessere, di turbamento, proprio come accade a colui che non curante dei rischi, si espone al freddo e al gelo, rimanendo malato.
Vivere senza provare sentimenti, del resto, significa privare la propria anima del suo maggiore strumento espressivo.
Spero di poterne provare e provarne sempre di più forti;così che toccando la mia pelle sentirò di essere vivo.
Ma torniamo alla mia passeggiata:
Sono fuori dal duomo e sto per dirigermi a piazza Dante, dove potrò passare il tempo tra i libri e ascoltando musica.
Arrivo e subito dopo aver finito di sfogliare libri e averne acquistati un paio, mi fermo a scrivere sul mio diario:
"Sono stato a Port'Alba e ho comprato "Le confessioni" di S. Agostino.
Ho passato molto tempo a rovistare tra i libri, sulle bancarelle, è stato rilassante, mi sono sentito davvero bene.
Leggevo, pensavo e ascoltavo musica, e tutti intorno a me erano inutili; è stato bellissimo e non ho potuto fare a meno di commuovermi piangendo.
Io, finalmente parte del mondo!
So che potrebbe sembrare strano, ma nel nel totale isolamento, io potevo finalmente essere in contatto col mondo.
Si, in una condizione di isolamento; perché solo in una condizione di totale estraneità, dalle influenze esterne, un individuo può essere ciò che è nel mondo e comunicare con esso.
Il resto è solo un'illusione."
Non voglio incidere ancora sul racconto, esso in questo momento, è di sicuro, la più chiara fotografia di quel momento.
Dopo essere andato a piazza Dante, inizio a tornare alla stazione, chiedo indicazioni e continuo a riflettere.
Incontro mia sorella e prendiamo il treno.
Una passeggiata finisce, per fare spazio ad un'altra, lasciando però, che in futuro, la nostra mente ci permetta di ripercorrerla senza disagi.
Vi saluto, alla prossima passeggiata.
sabato 14 aprile 2012
Seconda tappa.
Ero rimasto alla stazione; luogo di passaggio, dove tutti aspettano di andarsene, e io faccio altrettanto.
Esco dalla stazione e trovo di fronte a me un fila di bancarelle, dove uomini di colore cercano di venderti di tutto.
La cosa che mi rimane impressa è senz'altro il loro modo di utilizzare vezzeggiativi di uso comune nel linguaggio di strada per richiamare i passanti; mi disperavo per loro, osservando come si sforzassero di risultare amichevoli e allo stesso tempo fossero giudicati da altezzose signore come "maleducati". Poveracci!
Proseguo e inizio subito a chiedere indicazioni; la mia destinazione era il duomo: dovevo fare 20 minuti di strada, ma non mi pesavano affatto, tanta è la gioia che provo nel passeggiare perdendomi nei miei pensieri, o osservando giovani donne.
Adoro farlo!!Adoro osservare i loro sguardi, i loro visi e la quantità di espressioni che riescono ad avere.
Non fraintendetemi, non sono un guardone; il mio sguardo è più simile a quello di un appassionato d'arte che si meraviglia davanti a opere sempre diverse e di vario significato, cerco anche di non indugiare, mettendole in imbarazzo ovviamente, ma mi soffermo su di loro abbastanza per cogliere qualcosa che possa rivelarsi come l'espressione della loro anima: un sorriso, una smorfia, tutto vale pur che nasca spontaneamente dalla loro volontà; come si può considerare bello, un gesto stropicciato dall'artificiosità, o peggio ancora dalla violenza della coartazione?
Il gesto stesso smette di essere il volere della persona e diviene spento, vuoto, viene privato di quella fiamma che spinge a fare, ad agire in un modo o nell'altro, uno splendido essere nato dalla natura.
Vorrei passare la vita intera perdendomi in uno di quei sguardi e sarei sicuro di aver vissuto degnamente.
Arrivo vicino al duomo e un signore anziano, accompagnato da quella che doveva essere sua figlia, passeggia con delle monetine in mano, gliene cadono alcune e io mi chino a raccoglierle, lui mi sorride e ringrazia, in una maniera insolitamente cortese, per un uomo anziano, lo osservo dare le monetine a due invalide che chiedevano l'elemosina e noto il suo volto illuminarsi, qual migliore esempio di pietà?
Come diceva Rousseau:"La pietà è dolce, perché mettendoci al posto di colui che soffre ci fa sentire tuttavia il piacere di non soffrire come lui." essa è dunque piacevole, ed era tale il motivo del suo sorriso.
Vedere certe scene davanti ad una chiesa, per quanto abituali, fa sempre una certa impressione.
Entro nel duomo e come sempre, rimango impressionato dallo sfarzo, dalla magnificenza di quel luogo, ma soprattutto dall'aura di sacralità di quel luogo in grado di poter suscitare un senso di adorazione.
Rimango folgorato dalla forza con il quale la mia mente mi spinge a genuflettermi, nonostante non fosse mia intenzione farlo, poi mi alzo e come sempre osservo le pitture, la costruzione, ma più che fare osservazioni tecniche(che non sono in grado di fare) continuo a provare quel senso di inferiorità, di spaesamento, di fronte a quella sacralità, così ostentata.
Non c'è da meravigliarsi che l'atteggiamento nei confronti delle istituzioni religiose sia stato sempre ossequioso, se anche un cinico, agnostico e scettico come me, senta corrergli dei brividi lungo la schiena entrando in una chiesa!
Non che creda che la fede sia questione di atteggiamenti psicologici, anzi, ma è senz'altro vero che nella "fede" di molti, concorra il bisogno di essere soccorsi in terra da un'essere superiore e la chiesa e le sue autorità forniscano dei mezzi per appagare questo bisogno.
Esco dalla chiesa, mi guardo attorno e saluto il vecchietto e mi avvio verso la terza tappa, di cui vi parlerò prossimamente.
Esco dalla stazione e trovo di fronte a me un fila di bancarelle, dove uomini di colore cercano di venderti di tutto.
La cosa che mi rimane impressa è senz'altro il loro modo di utilizzare vezzeggiativi di uso comune nel linguaggio di strada per richiamare i passanti; mi disperavo per loro, osservando come si sforzassero di risultare amichevoli e allo stesso tempo fossero giudicati da altezzose signore come "maleducati". Poveracci!
Proseguo e inizio subito a chiedere indicazioni; la mia destinazione era il duomo: dovevo fare 20 minuti di strada, ma non mi pesavano affatto, tanta è la gioia che provo nel passeggiare perdendomi nei miei pensieri, o osservando giovani donne.
Adoro farlo!!Adoro osservare i loro sguardi, i loro visi e la quantità di espressioni che riescono ad avere.
Non fraintendetemi, non sono un guardone; il mio sguardo è più simile a quello di un appassionato d'arte che si meraviglia davanti a opere sempre diverse e di vario significato, cerco anche di non indugiare, mettendole in imbarazzo ovviamente, ma mi soffermo su di loro abbastanza per cogliere qualcosa che possa rivelarsi come l'espressione della loro anima: un sorriso, una smorfia, tutto vale pur che nasca spontaneamente dalla loro volontà; come si può considerare bello, un gesto stropicciato dall'artificiosità, o peggio ancora dalla violenza della coartazione?
Il gesto stesso smette di essere il volere della persona e diviene spento, vuoto, viene privato di quella fiamma che spinge a fare, ad agire in un modo o nell'altro, uno splendido essere nato dalla natura.
Vorrei passare la vita intera perdendomi in uno di quei sguardi e sarei sicuro di aver vissuto degnamente.
Arrivo vicino al duomo e un signore anziano, accompagnato da quella che doveva essere sua figlia, passeggia con delle monetine in mano, gliene cadono alcune e io mi chino a raccoglierle, lui mi sorride e ringrazia, in una maniera insolitamente cortese, per un uomo anziano, lo osservo dare le monetine a due invalide che chiedevano l'elemosina e noto il suo volto illuminarsi, qual migliore esempio di pietà?
Come diceva Rousseau:"La pietà è dolce, perché mettendoci al posto di colui che soffre ci fa sentire tuttavia il piacere di non soffrire come lui." essa è dunque piacevole, ed era tale il motivo del suo sorriso.
Vedere certe scene davanti ad una chiesa, per quanto abituali, fa sempre una certa impressione.
Entro nel duomo e come sempre, rimango impressionato dallo sfarzo, dalla magnificenza di quel luogo, ma soprattutto dall'aura di sacralità di quel luogo in grado di poter suscitare un senso di adorazione.
Rimango folgorato dalla forza con il quale la mia mente mi spinge a genuflettermi, nonostante non fosse mia intenzione farlo, poi mi alzo e come sempre osservo le pitture, la costruzione, ma più che fare osservazioni tecniche(che non sono in grado di fare) continuo a provare quel senso di inferiorità, di spaesamento, di fronte a quella sacralità, così ostentata.
Non c'è da meravigliarsi che l'atteggiamento nei confronti delle istituzioni religiose sia stato sempre ossequioso, se anche un cinico, agnostico e scettico come me, senta corrergli dei brividi lungo la schiena entrando in una chiesa!
Non che creda che la fede sia questione di atteggiamenti psicologici, anzi, ma è senz'altro vero che nella "fede" di molti, concorra il bisogno di essere soccorsi in terra da un'essere superiore e la chiesa e le sue autorità forniscano dei mezzi per appagare questo bisogno.
Esco dalla chiesa, mi guardo attorno e saluto il vecchietto e mi avvio verso la terza tappa, di cui vi parlerò prossimamente.
lunedì 19 marzo 2012
La prima tappa.
Come iniziare un articolo, in cui si parla di una passeggiata?
Dall'inizio della passeggiata.
No, sarebbe troppo semplice, prima voglio regalarvi attimi di puro egocentrismo, in cui come un pavone che sfoggia le sue piume, io vi mostrerò i miei pensieri e i miei ragionamenti.
Anzi, ci ho ripensato, ho deciso che passerò oltre; in questo momento non mi viene niente in mente, lascerò quindi che i miei pensieri siano parte integrante del racconto.
Nel precedente articolo, parlavo della mia gioia nel passeggiare e delle emozioni che il ripercorrere strade già calcate mi dona, ora quindi, cercherò di evocarle nella mia mente e magari, se ci riesco per quanto mi è possibile di rendervi partecipi di tutto ciò.
La mia passeggiata comincia una mattina: sono insieme a mia sorella e devo prendere il treno per Napoli; in quei momenti sono sempre frastornato e la stanchezza delle poche ore dormite, mi assilla, come sempre in maniera spietata.
Ma tranquilli... avevo semplicemente bisogno di un caffè!
Oh, dolce nettare degli Dei, tu che schiarisci idee e pensieri e doni a ogni giornata un differente motivo, senza di te cosa saremmo?
No, ok, questa sceneggiata sul caffè me la potevo risparmiare!
La mia giornata continua: entro nel treno e non posso fare a meno di guardare incuriosito la folta schiera di passeggeri che come sempre lo affollano.
Adoro i treni, per alcune loro caratteristiche; ne hanno una che li rende dei posti particolarissimi:sono l'unico posto in cui una marea di estranei, facenti parte di differenti ceti sociali riescono a stare insieme senza preoccuparsi minimamente l'uno dell'altro; il forte e impressionante silenzio che vi si trova all'interno non è altro che la sinfonia dell'introspezione e dell'acutezza di riflessioni troppo importanti per essere espresse apertamente.
Mi soffermo un po a pensare a cose mie: solite riflessioni di immenso valore, ma che difficilmente riesco a ricordare, non riuscirei nemmeno a scriverle su di un foglio mentre mi passano per la mente; per me è impossibile descrivere su di un foglio i miei pensieri quando questi sono nuovi, quando cerco di farlo, finisco per indebolire la forza delle mie riflessioni; riesco a scrivere solo a riflessione finita; in quel momento la parola scritta, diviene un valido strumento per mostrare il mio mondo interiore.
Il viaggio continua velocemente e quella mezz'ora che separa la stazione della mia città da quella di Napoli, vola.
Appena sceso dal treno provo subito un senso di confusione e di fastidio; il mio sedere e la mia schiena si erano adattate in maniera favolosa alla poltrona, è davvero un peccato che mi sia dovuto alzare così presto.
Ma poco importa, perché le mie gambe avranno molto da camminare successivamente.
Dove cammineranno?
Non lo posso dire, lo racconterò nell'articolo che parla della tappa successiva.
Dall'inizio della passeggiata.
No, sarebbe troppo semplice, prima voglio regalarvi attimi di puro egocentrismo, in cui come un pavone che sfoggia le sue piume, io vi mostrerò i miei pensieri e i miei ragionamenti.
Anzi, ci ho ripensato, ho deciso che passerò oltre; in questo momento non mi viene niente in mente, lascerò quindi che i miei pensieri siano parte integrante del racconto.
Nel precedente articolo, parlavo della mia gioia nel passeggiare e delle emozioni che il ripercorrere strade già calcate mi dona, ora quindi, cercherò di evocarle nella mia mente e magari, se ci riesco per quanto mi è possibile di rendervi partecipi di tutto ciò.
La mia passeggiata comincia una mattina: sono insieme a mia sorella e devo prendere il treno per Napoli; in quei momenti sono sempre frastornato e la stanchezza delle poche ore dormite, mi assilla, come sempre in maniera spietata.
Ma tranquilli... avevo semplicemente bisogno di un caffè!
Oh, dolce nettare degli Dei, tu che schiarisci idee e pensieri e doni a ogni giornata un differente motivo, senza di te cosa saremmo?
No, ok, questa sceneggiata sul caffè me la potevo risparmiare!
La mia giornata continua: entro nel treno e non posso fare a meno di guardare incuriosito la folta schiera di passeggeri che come sempre lo affollano.
Adoro i treni, per alcune loro caratteristiche; ne hanno una che li rende dei posti particolarissimi:sono l'unico posto in cui una marea di estranei, facenti parte di differenti ceti sociali riescono a stare insieme senza preoccuparsi minimamente l'uno dell'altro; il forte e impressionante silenzio che vi si trova all'interno non è altro che la sinfonia dell'introspezione e dell'acutezza di riflessioni troppo importanti per essere espresse apertamente.
Mi soffermo un po a pensare a cose mie: solite riflessioni di immenso valore, ma che difficilmente riesco a ricordare, non riuscirei nemmeno a scriverle su di un foglio mentre mi passano per la mente; per me è impossibile descrivere su di un foglio i miei pensieri quando questi sono nuovi, quando cerco di farlo, finisco per indebolire la forza delle mie riflessioni; riesco a scrivere solo a riflessione finita; in quel momento la parola scritta, diviene un valido strumento per mostrare il mio mondo interiore.
Il viaggio continua velocemente e quella mezz'ora che separa la stazione della mia città da quella di Napoli, vola.
Appena sceso dal treno provo subito un senso di confusione e di fastidio; il mio sedere e la mia schiena si erano adattate in maniera favolosa alla poltrona, è davvero un peccato che mi sia dovuto alzare così presto.
Ma poco importa, perché le mie gambe avranno molto da camminare successivamente.
Dove cammineranno?
Non lo posso dire, lo racconterò nell'articolo che parla della tappa successiva.
venerdì 16 marzo 2012
Le fantasticherie del passeggiatore solitario.
Eccomi qui, a scrivere questo articolo;il primo di carattere autobiografico.
Mi perdoni Jean Jacques; sarà già abbastanza arrabbiato per il fatto di essere stato sepolto proprio di fianco a Voltaire, ma questo titolo è troppo accattivante per i possibili lettori per essere utilizzato una sola volta.
Ma adesso basta parlare di questi filosofi, ora voglio parlarvi di me, argomento che mi sta fortemente a cuore e su cui potrei passare giorni a disquisire descrivendo storie, pensieri e sentimenti senza provare noia e soprattutto senza risultare ripetitivo.
Forse, ora penserete che io sia egocentrico e presuntuoso nel dire che anche parlando di me stesso per giorni riuscirei a non annoiarmi o essere ripetitivo; vi do ragione almeno prendendo in considerazione la prima accusa, ma entrambi i giudizi, sono deboli e di scarsa rilevanza ai miei occhi; credo infatti che la persona che ci è più vicina, siamo noi stessi, ogni eccesso di altruismo verso gli altri che non abbia alla base l'obbiettivo di rendere gli altri individui liberi come individui nati unici, è solo un eccesso in grado di creare ipocrisia e oppressione.
E poi la ripetività...un individuo che si ripete non può che farlo a causa della sua stupidità o del piacere che prova nel ripetersi; in ogni caso egli è da disprezzare in quanto non conosce la gioia e il potere che la riflessione può darci; la riflessione ci spinge ad analizzarci e a trovare nuove e migliori soluzioni, inoltre essa serve ad allenare l'unico potere di cui ci si debba servire, perché per sua natura nasce da noi e muore con noi.
Ma veniamo alle mie passeggiate e a quelle che sono le mie riflessioni:
Inizio con il dire che amo passeggiare e risulto buffo per le espressioni che assumo quando lo faccio; il mio viso esprime la mia totale capacità di estraniarmi dall'ambiente esterno, che finisce per essere lo sfondo su di cui i miei pensieri e i miei sentimenti scorrono, riesco infatti anche dopo molto tempo ad associare con estrema facilità sensazioni e pensieri provati ad ambienti e odori, adoro immergermi in questi ricordi passeggiando in luoghi che ho già visitato.
L'ultima passeggiata di cui ho un ricordo particolarmente positivo e senza dubbio quella fatta a Napoli, da completo straniero; spesso non avevo minima idea del posto in cui mi trovassi, riuscivo ad arrangiarmi chiedendo ai passanti.
La prima tappa... ve la svelerò domani! Hihihi!
Mi perdoni Jean Jacques; sarà già abbastanza arrabbiato per il fatto di essere stato sepolto proprio di fianco a Voltaire, ma questo titolo è troppo accattivante per i possibili lettori per essere utilizzato una sola volta.
Ma adesso basta parlare di questi filosofi, ora voglio parlarvi di me, argomento che mi sta fortemente a cuore e su cui potrei passare giorni a disquisire descrivendo storie, pensieri e sentimenti senza provare noia e soprattutto senza risultare ripetitivo.
Forse, ora penserete che io sia egocentrico e presuntuoso nel dire che anche parlando di me stesso per giorni riuscirei a non annoiarmi o essere ripetitivo; vi do ragione almeno prendendo in considerazione la prima accusa, ma entrambi i giudizi, sono deboli e di scarsa rilevanza ai miei occhi; credo infatti che la persona che ci è più vicina, siamo noi stessi, ogni eccesso di altruismo verso gli altri che non abbia alla base l'obbiettivo di rendere gli altri individui liberi come individui nati unici, è solo un eccesso in grado di creare ipocrisia e oppressione.
E poi la ripetività...un individuo che si ripete non può che farlo a causa della sua stupidità o del piacere che prova nel ripetersi; in ogni caso egli è da disprezzare in quanto non conosce la gioia e il potere che la riflessione può darci; la riflessione ci spinge ad analizzarci e a trovare nuove e migliori soluzioni, inoltre essa serve ad allenare l'unico potere di cui ci si debba servire, perché per sua natura nasce da noi e muore con noi.
Ma veniamo alle mie passeggiate e a quelle che sono le mie riflessioni:
Inizio con il dire che amo passeggiare e risulto buffo per le espressioni che assumo quando lo faccio; il mio viso esprime la mia totale capacità di estraniarmi dall'ambiente esterno, che finisce per essere lo sfondo su di cui i miei pensieri e i miei sentimenti scorrono, riesco infatti anche dopo molto tempo ad associare con estrema facilità sensazioni e pensieri provati ad ambienti e odori, adoro immergermi in questi ricordi passeggiando in luoghi che ho già visitato.
L'ultima passeggiata di cui ho un ricordo particolarmente positivo e senza dubbio quella fatta a Napoli, da completo straniero; spesso non avevo minima idea del posto in cui mi trovassi, riuscivo ad arrangiarmi chiedendo ai passanti.
La prima tappa... ve la svelerò domani! Hihihi!
sabato 3 marzo 2012
Carceri:Strumento riabilitativo o punitivo?
Un'esistenza è costellata da eventi che la modificano, eventi che impressionano e cambiano profondamente lo stesso individuo.
Viviamo in una società in cui, la parte sana di essa, o presunta tale, di essa si fa portatrice di una rabbia, spaventosa e sanguinaria nei confronti di coloro, che rimasti all'esterno di essa si comportano in maniera tale da impedire il naturale corso, delle loro esistenze o almeno apparentemente questo è quello che accade.
La popolazione, diviene quindi accusatrice, presa da una furia animale, si rivolge al mostro con sdegno, giurando vendetta, con una serie di atti e di parole poco ragionati.
I cattivi diventano esseri da perseguire, da far soffrire ad ogni costo.
Come si può considerare giusto ridurre la vita di persone in questo modo?
Il popolo non è migliore di un assassino, esse si nascondono dietro la legge e il senso comune commettendo atti ugualmente violenti e maligni.
Il popolo è il peggiore degli assassini
L'assassino, il delinquente agisce in un momento di annebbiamento e in uno stato in cui non riuscivano a discernere il bene dal male, il popolo invece freddo e calcolatore, aspetta il momento giusto per rendersi padrone della vita di un suo simile, cosciente di non subire conseguenze.
Quando parlo di incapacità di discernere il bene dal male, non mi riferisco all'insanità mentale, ma ad un'errore, causato da un'errata educazione e da un errato modo di concepire le relazioni tra persone, comune in modo e in maniera differente a tutti noi.
Ora voi direte che il popolo ha una giustificazione, cioè punire una persona che non si è comportata bene.
Avete mai fatto errori nella vita?Adesso siete coscienti di questi errori,ma prima no.
Voi adesso direte che è la gravità dell'errore a contare.
Ma io vi rispondo che per l'incosciente gli errori hanno tutti lo stesso gravità,cioè nessuna.
E allora a cosa serve punire una persona per un'errore che crede di non aver commesso?
A niente,lui si sente una vittima e nei suoi occhi ha lo stessa paura della sua vittima nel suo cuore la stessa agghiacciante consapevolezza di essere impotente di fronte al suo aguzzino.
Ora allora cosa volete voi...condannare l'incosciente o trovare un modo per renderlo consapevole dei suoi errori?
Ecco allora, che una nuova visione del carcere deve prendere piede nella nostra società:esso non sarà più uno strumento repressivo e punitivo, ma unicamente riabilitativo.
Viviamo in una società in cui, la parte sana di essa, o presunta tale, di essa si fa portatrice di una rabbia, spaventosa e sanguinaria nei confronti di coloro, che rimasti all'esterno di essa si comportano in maniera tale da impedire il naturale corso, delle loro esistenze o almeno apparentemente questo è quello che accade.
La popolazione, diviene quindi accusatrice, presa da una furia animale, si rivolge al mostro con sdegno, giurando vendetta, con una serie di atti e di parole poco ragionati.
I cattivi diventano esseri da perseguire, da far soffrire ad ogni costo.
Come si può considerare giusto ridurre la vita di persone in questo modo?
Il popolo non è migliore di un assassino, esse si nascondono dietro la legge e il senso comune commettendo atti ugualmente violenti e maligni.
Il popolo è il peggiore degli assassini
L'assassino, il delinquente agisce in un momento di annebbiamento e in uno stato in cui non riuscivano a discernere il bene dal male, il popolo invece freddo e calcolatore, aspetta il momento giusto per rendersi padrone della vita di un suo simile, cosciente di non subire conseguenze.
Quando parlo di incapacità di discernere il bene dal male, non mi riferisco all'insanità mentale, ma ad un'errore, causato da un'errata educazione e da un errato modo di concepire le relazioni tra persone, comune in modo e in maniera differente a tutti noi.
Ora voi direte che il popolo ha una giustificazione, cioè punire una persona che non si è comportata bene.
Avete mai fatto errori nella vita?Adesso siete coscienti di questi errori,ma prima no.
Voi adesso direte che è la gravità dell'errore a contare.
Ma io vi rispondo che per l'incosciente gli errori hanno tutti lo stesso gravità,cioè nessuna.
E allora a cosa serve punire una persona per un'errore che crede di non aver commesso?
A niente,lui si sente una vittima e nei suoi occhi ha lo stessa paura della sua vittima nel suo cuore la stessa agghiacciante consapevolezza di essere impotente di fronte al suo aguzzino.
Ora allora cosa volete voi...condannare l'incosciente o trovare un modo per renderlo consapevole dei suoi errori?
Ecco allora, che una nuova visione del carcere deve prendere piede nella nostra società:esso non sarà più uno strumento repressivo e punitivo, ma unicamente riabilitativo.
venerdì 17 febbraio 2012
Libertinismo idiota degli anni 2000:culmine della decadenza delle relazioni
Le relazioni sociali, oggi, per vari motivi, vengono sempre più a conformarsi in maniera tale da costringere ogni individuo ad agire in una maniera predefinita, senza opportunità di scelta;Sembra quasi che la decisione individuale, venga vista come qualcosa di inutile e quindi anche l'apporto alle relazioni di ogni individuo viene meno, almeno questo è quello che noto.
Il culmine di questo fenomeno per me, sono le relazioni di sesso prive di amore, dove l'individuo smette addirittura di essere se stesso perchè spersonalizzato e dove il piacere, in realtà nasconde obbiettivi da realizzare per la società, senza i quali verrebbe meno il proprio ruolo all'interno di essa.
Il piacere viene distorto e posto dalla società al di sopra di ogni altro valore, facendone un abuso.
Il libertinismo viene proposto anche come forma di comportamento da opporre, alla morale cattolica, imposta per secoli in Italia attraverso l'oppressione, i ricatti e le minacce
I membri di quella società avevano un comportamento ipocrita, in cui la fede e il senso del peccato, che subivano e che non provavano profondamente, permetteva solo di nascondere e non di non far esprimere nei comportamenti le loro reali idee, le quali erano comunque povere di cultura ed intelligenza, ma che rappresentavano comunque il loro pensiero individuale
Oggi per assurdo, anche l'ipocrisia è negata, in quanto il libertinismo non viene imposto con il bastone, ma con la carota, con dei continui mezzi di manipolazione, che impongono una certa visione del corpo e della sessualità, ma che allo stesso tempo propongono in cambio un piacere immediato, che impedisce alle persone di vederci del male.
L'ipocrisia del popolino cattolico, manteneva intatto il pensiero e il desiderio individuale, il libertinismo, promettendo onestà e piacere, li nega annientando l'individuo.E allora il comportamento delle persone è il solito:tutti si convincono di qualcosa che giudicano giusto o sbagliato senza appello e necessità di essere discusso e a quel punto non riescono a far altro che utilizzare parole dal dubbio significato, ma che hanno imparato a recepire come parole che servono a trasmettere un comando imperativo, al quale loro non riescono a sottrarsi, perchè colpiscono la loro paura di essere esclusi dal modo di vivere nella loro cerchia sociale, parole che su di loro hanno lo stesso valore e significato di quelle di un padre che urla ad un bambino di mostrarsi serio e di smettere di fare i capricci, tra loro e il bambino non cambia niente, la loro mente è allo stesso modo influenzata e la loro sicurezza vacilla in maniera identica sotto la pressione di una voce imponente e autoritaria.
Le parole sono le stesse, e vengono usate come degli slogan, delle frasi fatte, certe, a cui non ci si può opporre:
Bigottismo medievale, ipocrita, puritano, femminista.
Non hanno la minima idea di quello che dicono!!!
Inoltre noto che diversi media usano personaggi assolutamente assurdi, per difendere la mentalità "all'antica" quasi volessero spingere le persone a scagliarsi contro un "nemico" facendo fare la parte del nemico a qualcuno di poco credibile, in modo tale da rafforzare le idee da libertini(nulla a che vedere con Wilde, D'Annunzio e Baudelaire) e superficiali sul sesso.
In questi casi, mi sembra di ricordare, proprio alcune parti di 1984 in cui per rafforzare le idee del regime rappresentavano gli oppositori come ridicoli e cattivi cercando di fomentare l'odio verso il nemico e le sue idee.
Orwell ci aveva visto lungo per quanto riguarda i media.
Il culmine di questo fenomeno per me, sono le relazioni di sesso prive di amore, dove l'individuo smette addirittura di essere se stesso perchè spersonalizzato e dove il piacere, in realtà nasconde obbiettivi da realizzare per la società, senza i quali verrebbe meno il proprio ruolo all'interno di essa.
Il piacere viene distorto e posto dalla società al di sopra di ogni altro valore, facendone un abuso.
Il libertinismo viene proposto anche come forma di comportamento da opporre, alla morale cattolica, imposta per secoli in Italia attraverso l'oppressione, i ricatti e le minacce
I membri di quella società avevano un comportamento ipocrita, in cui la fede e il senso del peccato, che subivano e che non provavano profondamente, permetteva solo di nascondere e non di non far esprimere nei comportamenti le loro reali idee, le quali erano comunque povere di cultura ed intelligenza, ma che rappresentavano comunque il loro pensiero individuale
Oggi per assurdo, anche l'ipocrisia è negata, in quanto il libertinismo non viene imposto con il bastone, ma con la carota, con dei continui mezzi di manipolazione, che impongono una certa visione del corpo e della sessualità, ma che allo stesso tempo propongono in cambio un piacere immediato, che impedisce alle persone di vederci del male.
L'ipocrisia del popolino cattolico, manteneva intatto il pensiero e il desiderio individuale, il libertinismo, promettendo onestà e piacere, li nega annientando l'individuo.E allora il comportamento delle persone è il solito:tutti si convincono di qualcosa che giudicano giusto o sbagliato senza appello e necessità di essere discusso e a quel punto non riescono a far altro che utilizzare parole dal dubbio significato, ma che hanno imparato a recepire come parole che servono a trasmettere un comando imperativo, al quale loro non riescono a sottrarsi, perchè colpiscono la loro paura di essere esclusi dal modo di vivere nella loro cerchia sociale, parole che su di loro hanno lo stesso valore e significato di quelle di un padre che urla ad un bambino di mostrarsi serio e di smettere di fare i capricci, tra loro e il bambino non cambia niente, la loro mente è allo stesso modo influenzata e la loro sicurezza vacilla in maniera identica sotto la pressione di una voce imponente e autoritaria.
Le parole sono le stesse, e vengono usate come degli slogan, delle frasi fatte, certe, a cui non ci si può opporre:
Bigottismo medievale, ipocrita, puritano, femminista.
Non hanno la minima idea di quello che dicono!!!
Inoltre noto che diversi media usano personaggi assolutamente assurdi, per difendere la mentalità "all'antica" quasi volessero spingere le persone a scagliarsi contro un "nemico" facendo fare la parte del nemico a qualcuno di poco credibile, in modo tale da rafforzare le idee da libertini(nulla a che vedere con Wilde, D'Annunzio e Baudelaire) e superficiali sul sesso.
In questi casi, mi sembra di ricordare, proprio alcune parti di 1984 in cui per rafforzare le idee del regime rappresentavano gli oppositori come ridicoli e cattivi cercando di fomentare l'odio verso il nemico e le sue idee.
Orwell ci aveva visto lungo per quanto riguarda i media.
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