Viviamo in una società dove l'uomo non è riconosciuto come tale: siamo lavoratori, cittadini di uno stato, piuttosto che di un altro, ma nessuno riesce a vedere gli uomini.
Gli individui vengono persuasi ad occuparsi di bisogni di cui non hanno realmente necessità.
I partiti politici e il sistema economico spingono affinché gli individui siano alienati da se stessi; il problema nasce perché gli individui non vengono seguiti in un percorso educativo che li aiuti a trovare se stessi, di conseguenza le energie individuali sono spese per cause che hanno poco a che fare con loro stessi.
Un individuo per essere sereno ha bisogno di accettare se stesso e il mondo, ciò non avviene, anzi spesso è proprio sull'incapacità di accettare che si fondano le distorsioni e i falsi obiettivi creati dall'economia e dalla politica.
Allora succede che spesso si fa confusione tra l'individuo e le sue idee, proprio perché l'individuo non conosce se stesso e gli individui non sanno cosa sono gli altri, anche in attività naturali come il sesso, avvengono distorsioni: il sesso non viene visto come uno strumento attraverso cui la propria individualità viene esaltata ed espressa, ma anzi come un compito, un dovere da assolvere per la società, oppure viene trasformato in qualcosa che serve a negare l'altro.
Un tempo credevo nella politica, ora credo nell'uomo, ed è solo alla liberazione di quest ultimo a cui punto.
Riflessioni, battute,rabbia e cazz.i vari.
Questo blog nasce dalla mia necessità di esprimermi e cercare attraverso un mezzo di comunicazione come internet di stimolare gli altri e me stesso a riflette riguardo tantissimi argomenti Non ho la pretesa di insegnare,ma quella di riflette e stimolare gli altri a farlo,generando un continuo cambiare delle proprie opinioni e convinzioni.
giovedì 10 gennaio 2013
domenica 7 ottobre 2012
L'incidenza della società nel malessere individuale.
L'individuo ha per sua natura la necessità di soddisfare dei bisogni, i quali oltre ad essere materiali, sono prima di tutto relativi alla propria sfera psicologica ed emotiva.
Una persona, è effettivamente sola, infatti i suoi pensieri e il suo modo di percepire la realtà sono soggettivi e unici, oltre che in gran parte impenetrabili da parte degli altri.
L'individuo è di per se unico, con un forte potenziale da esprimere in solitudine.
Durante l'infanzia, l'individuo esce dal proprio mondo per rapportarsi con l'esterno, qui purtroppo l'individualità diviene scomoda, in quanto ci impedisce di sopportare lo sguardo dell'altro, che d'improvviso diviene importante, da qui vengono generati fenomeni di mimetismo sociale: l'etichetta e l'apparenza divengono lo strumento per sopportare lo sguardo altrui, che in tal modo può divenire meno doloroso;vengono quindi a crearsi due personalità in una sola persona, una è quella pubblica che potrebbe anche definirsi una vera e propria maschera, l'altra è quella interiore, che si nutre dell'opinione esterna e che spesso è causa in adolescenza e anche in età adulta di una morbosa vita amorosa in cui la ricerca di approvazione viene confusa con l'amore.
Il malessere viene a crearsi quando i bisogni individuali non vengono corrisposti dalla società(cosa che non avviene quasi mai completamente, se non attraverso un indebolimento della personalità interiore o una parziale fusione tra le due personalità), oppure quando per incapacità di venire meno alla propria onestà si prende coscienza della bieca sostanza della personalità pubblica e quindi si soffre per la propria incapacità di rendersi liberi.
Per superare il conflitto, bisogna rendersi conto della fallibilità della propria persona e creare confini tra le proprie e le altre libertà; attuare la massima:"la mia libertà finisce dove inizia la tua libertà" è un buon mezzo per rendere armoniche le relazioni rispettando i propri e gli altrui bisogni.
Una persona, è effettivamente sola, infatti i suoi pensieri e il suo modo di percepire la realtà sono soggettivi e unici, oltre che in gran parte impenetrabili da parte degli altri.
L'individuo è di per se unico, con un forte potenziale da esprimere in solitudine.
Durante l'infanzia, l'individuo esce dal proprio mondo per rapportarsi con l'esterno, qui purtroppo l'individualità diviene scomoda, in quanto ci impedisce di sopportare lo sguardo dell'altro, che d'improvviso diviene importante, da qui vengono generati fenomeni di mimetismo sociale: l'etichetta e l'apparenza divengono lo strumento per sopportare lo sguardo altrui, che in tal modo può divenire meno doloroso;vengono quindi a crearsi due personalità in una sola persona, una è quella pubblica che potrebbe anche definirsi una vera e propria maschera, l'altra è quella interiore, che si nutre dell'opinione esterna e che spesso è causa in adolescenza e anche in età adulta di una morbosa vita amorosa in cui la ricerca di approvazione viene confusa con l'amore.
Il malessere viene a crearsi quando i bisogni individuali non vengono corrisposti dalla società(cosa che non avviene quasi mai completamente, se non attraverso un indebolimento della personalità interiore o una parziale fusione tra le due personalità), oppure quando per incapacità di venire meno alla propria onestà si prende coscienza della bieca sostanza della personalità pubblica e quindi si soffre per la propria incapacità di rendersi liberi.
Per superare il conflitto, bisogna rendersi conto della fallibilità della propria persona e creare confini tra le proprie e le altre libertà; attuare la massima:"la mia libertà finisce dove inizia la tua libertà" è un buon mezzo per rendere armoniche le relazioni rispettando i propri e gli altrui bisogni.
lunedì 1 ottobre 2012
Un viaggio fra i miei pensieri...
Dentro di me c'è confusione, e non riesco a mettere fine ai miei pensieri negativi.
Sognavo molte cose, poi non so cos'è successo, non lo so; immaginarti vicino al mare mentre io ti stringevo e ti baciavo, mi inebriava. Ma ora? Ora cos'è rimasto delle mie fantasie, di ciò che provavo soltanto immaginandoti? Sono diventato una persona arida? Vorrei che un turbine di emozioni mi colpisse, che un colpo di genio mi permettesse di trasformare in arte qualsiasi cosa, proprio come prima; vorrei che questo disgusto, questo turbamento causatomi da un semplice scambio di baci, divenisse di colpo fonte di poesia e che come in un continuo stato innamoramento le mie labbra si aprissero e si chiudssero cercando di cogliere tutto ciò che si trova nell'aria.
Ritornare, in poche parole a com'ero prima.
Sognavo molte cose, poi non so cos'è successo, non lo so; immaginarti vicino al mare mentre io ti stringevo e ti baciavo, mi inebriava. Ma ora? Ora cos'è rimasto delle mie fantasie, di ciò che provavo soltanto immaginandoti? Sono diventato una persona arida? Vorrei che un turbine di emozioni mi colpisse, che un colpo di genio mi permettesse di trasformare in arte qualsiasi cosa, proprio come prima; vorrei che questo disgusto, questo turbamento causatomi da un semplice scambio di baci, divenisse di colpo fonte di poesia e che come in un continuo stato innamoramento le mie labbra si aprissero e si chiudssero cercando di cogliere tutto ciò che si trova nell'aria.
Ritornare, in poche parole a com'ero prima.
sabato 15 settembre 2012
Riflessioni al parco.
Mi trovo seduto su di una panchina, intorno a me non vedo molte persone:sono le 14:30 e il parco è vuoto.
Il vento mi passa fra i capelli e mi disturba facendo svolazzare le pagine del quadernetto che tengo fra le mani, ma al contempo correndomi lungo la pelle, mi fa sorridere e mi rilassa mentre tengo gli occhi chiusi cercando di concentrarmi e di pensare; la mia mente inizia a vagare fra i miei ricordi rievocando scene del passato recente: ero sul mio letto angosciato e prendevo pillole per dormire, mentre i miei occhi lacrimavano terrorizzati. Perché in quei giorni il pensiero della morte mi aveva terrorizzato e demoralizzato fino a quasi distruggermi? Perché fino a sedici anni invece, accettavo la morte, riuscivo a guardarla in faccia senza paura e sorriderle addirittura; ricordo di quel giorno in cui dopo aver ingerito un adeguato cocktail dissi a me stesso che ormai era finita, e io non piangevo, non soffrivo, dicevo a me stesso:"ormai è fatta, è fatta! Te ne stai andando Simone!" ero così calmo...
E ora, ultimamente che mi è successo? Ricordo in quei giorni l'angoscia e la paura per il fatto che i miei sogni, le mie idee potessero svanire nel nulla a causa della mia morte e quella paura, che diventava ossessione, tanto forte da non farmi dormire.
La verità è che in me è comparso il desiderio di vivere, forse il mio non era il coraggio o la mia razionalità a spingermi a non avere paura della morte era solo opportunismo: io vedevo che la vita non mi serviva, non mi piaceva e in fondo non avevo nulla da perdere.
è così facile andare in contro alla morte quando essa non è più un danno per noi.
Ma la morte è pur sempre la fine, la fine del nostro percorso nel mondo che conosciamo e in cui viviamo.
E quindi che fare, si deve morire o con dolore o da opportunisti?
Oppure la si può accettare e andare incontro ad essa senza paura senza timori?
La vita è fatta di attimi, in cui agiamo e di conseguenza di scelte riguardo le azioni.
La morte arriva, che lo si voglia o meno e allora perché non concentrarsi su come si agisce durante la vita, conferendo in tal modo significato alla propria esistenza e negando in fine la paura della morte proprio perché essa è ormai divenuta parte della vita?
La vita diverrebbe una tela e la morte proprio come la parte finale in un'opera cui autori siamo noi, diverrebbe la parte conclusiva e più importante..
Il vento mi passa fra i capelli e mi disturba facendo svolazzare le pagine del quadernetto che tengo fra le mani, ma al contempo correndomi lungo la pelle, mi fa sorridere e mi rilassa mentre tengo gli occhi chiusi cercando di concentrarmi e di pensare; la mia mente inizia a vagare fra i miei ricordi rievocando scene del passato recente: ero sul mio letto angosciato e prendevo pillole per dormire, mentre i miei occhi lacrimavano terrorizzati. Perché in quei giorni il pensiero della morte mi aveva terrorizzato e demoralizzato fino a quasi distruggermi? Perché fino a sedici anni invece, accettavo la morte, riuscivo a guardarla in faccia senza paura e sorriderle addirittura; ricordo di quel giorno in cui dopo aver ingerito un adeguato cocktail dissi a me stesso che ormai era finita, e io non piangevo, non soffrivo, dicevo a me stesso:"ormai è fatta, è fatta! Te ne stai andando Simone!" ero così calmo...
E ora, ultimamente che mi è successo? Ricordo in quei giorni l'angoscia e la paura per il fatto che i miei sogni, le mie idee potessero svanire nel nulla a causa della mia morte e quella paura, che diventava ossessione, tanto forte da non farmi dormire.
La verità è che in me è comparso il desiderio di vivere, forse il mio non era il coraggio o la mia razionalità a spingermi a non avere paura della morte era solo opportunismo: io vedevo che la vita non mi serviva, non mi piaceva e in fondo non avevo nulla da perdere.
è così facile andare in contro alla morte quando essa non è più un danno per noi.
Ma la morte è pur sempre la fine, la fine del nostro percorso nel mondo che conosciamo e in cui viviamo.
E quindi che fare, si deve morire o con dolore o da opportunisti?
Oppure la si può accettare e andare incontro ad essa senza paura senza timori?
La vita è fatta di attimi, in cui agiamo e di conseguenza di scelte riguardo le azioni.
La morte arriva, che lo si voglia o meno e allora perché non concentrarsi su come si agisce durante la vita, conferendo in tal modo significato alla propria esistenza e negando in fine la paura della morte proprio perché essa è ormai divenuta parte della vita?
La vita diverrebbe una tela e la morte proprio come la parte finale in un'opera cui autori siamo noi, diverrebbe la parte conclusiva e più importante..
martedì 4 settembre 2012
La fondamentalità della donna e della femminilità nella società.
In tutta la mia vita sono sempre rimasto impressionato dall'innata capacità degli esseri di sesso femminile di cogliere ciò che gli sta attorno con estrema facilità: alla donna basta uno sguardo che ogni cuore gli si apre, che ogni mente diventa penetrabile.
Purtroppo nella nostra società regna una discriminazione nei confronti del sesso femminile e più in generale verso la femminilità.
Guardando un telefilm obbrobrioso come Sex and city o ascoltando qualche giovane ragazza si capisce che la tendenza delle donne nella vita sessuale, per essere "moderne" è quella di imitare l'uomo medio, con la sua lussuria e la sua insensibilità.
La donna abbandona l'idea di famiglia e anche il suo approccio profondo alle relazioni, per diventare brutalmente edonista.
I canoni di bellezza poi sono determinati spesso dalla moda, o peggio ancora dai media, che spingono le donne in una situazione di soggezione nei confronti del proprio corpo oltre che ad uno schiacciante conformismo.
Le donne inoltre sono ormai serve della sessualità maschile divenendo all'occorrenza delle bambole inanimate, che sbattono gli occhi e ridono a comando, ma tutto ciò viene creato come sempre nei primi anni di vita, quando alle bambine viene insegnato a sorridere e sculettare per il maschio autoritario e ai bambini a sbraitare ed essere autoritari come i maschi adulti.
I comportamenti "femminili" e "maschili", al contrario di quanto si creda, (come evidenziato dall'antropologa Margaret Mead) sono influenzati dalla società nel periodo dell'infanzia e non sono per così dire derivanti dalla natura.
In conclusione, posso asserire, che il motto anni settanta "Nè puttane, nè madonne, solo donne" è più che mai lontano dal realizzarsi nella realtà.
Purtroppo nella nostra società regna una discriminazione nei confronti del sesso femminile e più in generale verso la femminilità.
Guardando un telefilm obbrobrioso come Sex and city o ascoltando qualche giovane ragazza si capisce che la tendenza delle donne nella vita sessuale, per essere "moderne" è quella di imitare l'uomo medio, con la sua lussuria e la sua insensibilità.
La donna abbandona l'idea di famiglia e anche il suo approccio profondo alle relazioni, per diventare brutalmente edonista.
I canoni di bellezza poi sono determinati spesso dalla moda, o peggio ancora dai media, che spingono le donne in una situazione di soggezione nei confronti del proprio corpo oltre che ad uno schiacciante conformismo.
Le donne inoltre sono ormai serve della sessualità maschile divenendo all'occorrenza delle bambole inanimate, che sbattono gli occhi e ridono a comando, ma tutto ciò viene creato come sempre nei primi anni di vita, quando alle bambine viene insegnato a sorridere e sculettare per il maschio autoritario e ai bambini a sbraitare ed essere autoritari come i maschi adulti.
I comportamenti "femminili" e "maschili", al contrario di quanto si creda, (come evidenziato dall'antropologa Margaret Mead) sono influenzati dalla società nel periodo dell'infanzia e non sono per così dire derivanti dalla natura.
In conclusione, posso asserire, che il motto anni settanta "Nè puttane, nè madonne, solo donne" è più che mai lontano dal realizzarsi nella realtà.
domenica 2 settembre 2012
Un percorso tormentato...
Fin da piccolo ho sognato un mondo diverso, guardando ciò che mi circondava con occhio attento e pronto a cogliere il bene e il male.
Amo questa mia caratteristica, ma come amo essa amo i miei simili, perché potenzialmente capaci della stesso atteggiamento:la grandezza di un individuo si scorge nelle sue particolarità, nelle sue idee, con le quali dipinge e illumina il mondo donando ad esso luce e colori.
Il mio rapporto con la società è stato un rapporto burrascoso, un rapporto in cui si sono sempre evidenziati il distacco tra la realtà effettiva(quella presente nella realtà) e la realtà da me sognata.
La disperazione di tale rapporto mi ha portato a desiderare la morte come unica soluzione per un individuo estraneo alla società, senza la reale possibilità di esprimersi e di realizzarsi in una società a lui avversa.
Ciò che mi ha salvato dal suicidio non è stata la cancellazione dei miei ideali, ma il convincimento che la vita sia come un teatro atto a dare spazio all'individuo che attraverso le sue azioni e al suo agire riesce a sprigionare forza vitale tale farne un degno elemento del mondo.
Per questo motivo le mie forze ora, sono volte a creare con le mie mani un mondo diverso e a fare del bene alla società, convinto di assolvere in tal modo al mio compito.
Amo questa mia caratteristica, ma come amo essa amo i miei simili, perché potenzialmente capaci della stesso atteggiamento:la grandezza di un individuo si scorge nelle sue particolarità, nelle sue idee, con le quali dipinge e illumina il mondo donando ad esso luce e colori.
Il mio rapporto con la società è stato un rapporto burrascoso, un rapporto in cui si sono sempre evidenziati il distacco tra la realtà effettiva(quella presente nella realtà) e la realtà da me sognata.
La disperazione di tale rapporto mi ha portato a desiderare la morte come unica soluzione per un individuo estraneo alla società, senza la reale possibilità di esprimersi e di realizzarsi in una società a lui avversa.
Ciò che mi ha salvato dal suicidio non è stata la cancellazione dei miei ideali, ma il convincimento che la vita sia come un teatro atto a dare spazio all'individuo che attraverso le sue azioni e al suo agire riesce a sprigionare forza vitale tale farne un degno elemento del mondo.
Per questo motivo le mie forze ora, sono volte a creare con le mie mani un mondo diverso e a fare del bene alla società, convinto di assolvere in tal modo al mio compito.
giovedì 30 agosto 2012
Chissà se mi hai pensato...
In tutto questo tempo di silenzi, ho passato il mio tempo ad immaginarci assieme;a sognare di noi due, dei nostri baci, delle nostre chiacchierate.
So' che tu non hai fatto altrettanto, ma ti perdono, non posso pretendere amore da te, e forse non sono stato nemmeno in grado di garantirmelo, ma vorrei dirti, vorrei che tu sapessi, che quando sono stato immobile e incapace, la causa era da ricercare nell'effetto che provocavi in me, tu mi lasciavi sconvolto, stravolto e tutto ciò che riuscivo a fare davanti a te era tentennare, restare immobile; ti consideravo così bella, così preziosa da avere paura di farti del male, di irritarti con una delle mie scempiaggini.
Vorrei starti accanto per una notte, parlare con te, abbracciarti, ascoltare le tue parole, la tua poesia, i tuoi sogni e fare l'amore con te, ma so che non è possibile, tu vai verso altri posti.
Per me resterai sempre speciale e io non smetterò mai di amarti.
So' che tu non hai fatto altrettanto, ma ti perdono, non posso pretendere amore da te, e forse non sono stato nemmeno in grado di garantirmelo, ma vorrei dirti, vorrei che tu sapessi, che quando sono stato immobile e incapace, la causa era da ricercare nell'effetto che provocavi in me, tu mi lasciavi sconvolto, stravolto e tutto ciò che riuscivo a fare davanti a te era tentennare, restare immobile; ti consideravo così bella, così preziosa da avere paura di farti del male, di irritarti con una delle mie scempiaggini.
Vorrei starti accanto per una notte, parlare con te, abbracciarti, ascoltare le tue parole, la tua poesia, i tuoi sogni e fare l'amore con te, ma so che non è possibile, tu vai verso altri posti.
Per me resterai sempre speciale e io non smetterò mai di amarti.
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