Ero rimasto alla stazione; luogo di passaggio, dove tutti aspettano di andarsene, e io faccio altrettanto.
Esco dalla stazione e trovo di fronte a me un fila di bancarelle, dove uomini di colore cercano di venderti di tutto.
La cosa che mi rimane impressa è senz'altro il loro modo di utilizzare vezzeggiativi di uso comune nel linguaggio di strada per richiamare i passanti; mi disperavo per loro, osservando come si sforzassero di risultare amichevoli e allo stesso tempo fossero giudicati da altezzose signore come "maleducati". Poveracci!
Proseguo e inizio subito a chiedere indicazioni; la mia destinazione era il duomo: dovevo fare 20 minuti di strada, ma non mi pesavano affatto, tanta è la gioia che provo nel passeggiare perdendomi nei miei pensieri, o osservando giovani donne.
Adoro farlo!!Adoro osservare i loro sguardi, i loro visi e la quantità di espressioni che riescono ad avere.
Non fraintendetemi, non sono un guardone; il mio sguardo è più simile a quello di un appassionato d'arte che si meraviglia davanti a opere sempre diverse e di vario significato, cerco anche di non indugiare, mettendole in imbarazzo ovviamente, ma mi soffermo su di loro abbastanza per cogliere qualcosa che possa rivelarsi come l'espressione della loro anima: un sorriso, una smorfia, tutto vale pur che nasca spontaneamente dalla loro volontà; come si può considerare bello, un gesto stropicciato dall'artificiosità, o peggio ancora dalla violenza della coartazione?
Il gesto stesso smette di essere il volere della persona e diviene spento, vuoto, viene privato di quella fiamma che spinge a fare, ad agire in un modo o nell'altro, uno splendido essere nato dalla natura.
Vorrei passare la vita intera perdendomi in uno di quei sguardi e sarei sicuro di aver vissuto degnamente.
Arrivo vicino al duomo e un signore anziano, accompagnato da quella che doveva essere sua figlia, passeggia con delle monetine in mano, gliene cadono alcune e io mi chino a raccoglierle, lui mi sorride e ringrazia, in una maniera insolitamente cortese, per un uomo anziano, lo osservo dare le monetine a due invalide che chiedevano l'elemosina e noto il suo volto illuminarsi, qual migliore esempio di pietà?
Come diceva Rousseau:"La pietà è dolce, perché mettendoci al posto di colui che soffre ci fa sentire tuttavia il piacere di non soffrire come lui." essa è dunque piacevole, ed era tale il motivo del suo sorriso.
Vedere certe scene davanti ad una chiesa, per quanto abituali, fa sempre una certa impressione.
Entro nel duomo e come sempre, rimango impressionato dallo sfarzo, dalla magnificenza di quel luogo, ma soprattutto dall'aura di sacralità di quel luogo in grado di poter suscitare un senso di adorazione.
Rimango folgorato dalla forza con il quale la mia mente mi spinge a genuflettermi, nonostante non fosse mia intenzione farlo, poi mi alzo e come sempre osservo le pitture, la costruzione, ma più che fare osservazioni tecniche(che non sono in grado di fare) continuo a provare quel senso di inferiorità, di spaesamento, di fronte a quella sacralità, così ostentata.
Non c'è da meravigliarsi che l'atteggiamento nei confronti delle istituzioni religiose sia stato sempre ossequioso, se anche un cinico, agnostico e scettico come me, senta corrergli dei brividi lungo la schiena entrando in una chiesa!
Non che creda che la fede sia questione di atteggiamenti psicologici, anzi, ma è senz'altro vero che nella "fede" di molti, concorra il bisogno di essere soccorsi in terra da un'essere superiore e la chiesa e le sue autorità forniscano dei mezzi per appagare questo bisogno.
Esco dalla chiesa, mi guardo attorno e saluto il vecchietto e mi avvio verso la terza tappa, di cui vi parlerò prossimamente.
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