Un'esistenza è costellata da eventi che la modificano, eventi che impressionano e cambiano profondamente lo stesso individuo.
Viviamo in una società in cui, la parte sana di essa, o presunta tale, di essa si fa portatrice di una rabbia, spaventosa e sanguinaria nei confronti di coloro, che rimasti all'esterno di essa si comportano in maniera tale da impedire il naturale corso, delle loro esistenze o almeno apparentemente questo è quello che accade.
La popolazione, diviene quindi accusatrice, presa da una furia animale, si rivolge al mostro con sdegno, giurando vendetta, con una serie di atti e di parole poco ragionati.
I cattivi diventano esseri da perseguire, da far soffrire ad ogni costo.
Come si può considerare giusto ridurre la vita di persone in questo modo?
Il popolo non è migliore di un assassino, esse si nascondono dietro la legge e il senso comune commettendo atti ugualmente violenti e maligni.
Il popolo è il peggiore degli assassini
L'assassino, il delinquente agisce in un momento di annebbiamento e in uno stato in cui non riuscivano a discernere il bene dal male, il popolo invece freddo e calcolatore, aspetta il momento giusto per rendersi padrone della vita di un suo simile, cosciente di non subire conseguenze.
Quando parlo di incapacità di discernere il bene dal male, non mi riferisco all'insanità mentale, ma ad un'errore, causato da un'errata educazione e da un errato modo di concepire le relazioni tra persone, comune in modo e in maniera differente a tutti noi.
Ora voi direte che il popolo ha una giustificazione, cioè punire una persona che non si è comportata bene.
Avete mai fatto errori nella vita?Adesso siete coscienti di questi errori,ma prima no.
Voi adesso direte che è la gravità dell'errore a contare.
Ma io vi rispondo che per l'incosciente gli errori hanno tutti lo stesso gravità,cioè nessuna.
E allora a cosa serve punire una persona per un'errore che crede di non aver commesso?
A niente,lui si sente una vittima e nei suoi occhi ha lo stessa paura della sua vittima nel suo cuore la stessa agghiacciante consapevolezza di essere impotente di fronte al suo aguzzino.
Ora allora cosa volete voi...condannare l'incosciente o trovare un modo per renderlo consapevole dei suoi errori?
Ecco allora, che una nuova visione del carcere deve prendere piede nella nostra società:esso non sarà più uno strumento repressivo e punitivo, ma unicamente riabilitativo.
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