Come iniziare un articolo, in cui si parla di una passeggiata?
Dall'inizio della passeggiata.
No, sarebbe troppo semplice, prima voglio regalarvi attimi di puro egocentrismo, in cui come un pavone che sfoggia le sue piume, io vi mostrerò i miei pensieri e i miei ragionamenti.
Anzi, ci ho ripensato, ho deciso che passerò oltre; in questo momento non mi viene niente in mente, lascerò quindi che i miei pensieri siano parte integrante del racconto.
Nel precedente articolo, parlavo della mia gioia nel passeggiare e delle emozioni che il ripercorrere strade già calcate mi dona, ora quindi, cercherò di evocarle nella mia mente e magari, se ci riesco per quanto mi è possibile di rendervi partecipi di tutto ciò.
La mia passeggiata comincia una mattina: sono insieme a mia sorella e devo prendere il treno per Napoli; in quei momenti sono sempre frastornato e la stanchezza delle poche ore dormite, mi assilla, come sempre in maniera spietata.
Ma tranquilli... avevo semplicemente bisogno di un caffè!
Oh, dolce nettare degli Dei, tu che schiarisci idee e pensieri e doni a ogni giornata un differente motivo, senza di te cosa saremmo?
No, ok, questa sceneggiata sul caffè me la potevo risparmiare!
La mia giornata continua: entro nel treno e non posso fare a meno di guardare incuriosito la folta schiera di passeggeri che come sempre lo affollano.
Adoro i treni, per alcune loro caratteristiche; ne hanno una che li rende dei posti particolarissimi:sono l'unico posto in cui una marea di estranei, facenti parte di differenti ceti sociali riescono a stare insieme senza preoccuparsi minimamente l'uno dell'altro; il forte e impressionante silenzio che vi si trova all'interno non è altro che la sinfonia dell'introspezione e dell'acutezza di riflessioni troppo importanti per essere espresse apertamente.
Mi soffermo un po a pensare a cose mie: solite riflessioni di immenso valore, ma che difficilmente riesco a ricordare, non riuscirei nemmeno a scriverle su di un foglio mentre mi passano per la mente; per me è impossibile descrivere su di un foglio i miei pensieri quando questi sono nuovi, quando cerco di farlo, finisco per indebolire la forza delle mie riflessioni; riesco a scrivere solo a riflessione finita; in quel momento la parola scritta, diviene un valido strumento per mostrare il mio mondo interiore.
Il viaggio continua velocemente e quella mezz'ora che separa la stazione della mia città da quella di Napoli, vola.
Appena sceso dal treno provo subito un senso di confusione e di fastidio; il mio sedere e la mia schiena si erano adattate in maniera favolosa alla poltrona, è davvero un peccato che mi sia dovuto alzare così presto.
Ma poco importa, perché le mie gambe avranno molto da camminare successivamente.
Dove cammineranno?
Non lo posso dire, lo racconterò nell'articolo che parla della tappa successiva.
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